Politica

Renzi s’è fermato, governo in stallo

Il premier non ha una direzione. L’ultimo provvedimento pesante del Cdm è la riforma della Pa: era giugno LEGGI ANCHE Palazzo Chigi, partito, regionali. Così cambia l'universo di Renzi

Aldo Moro volle che il primo appuntamento di rilievo alla ripresa dopo la pausa estiva fosse la Fiera del Levante. In questo modo il dibattito politico sarebbe ripartito dal Mezzogiorno e la questione meridionale sarebbe diventata centrale nella successiva legge Finanziaria. Anche senza tornare agli anni Sessanta, tre anni fa il dibattito estivo è stato dominato dalla Manovra, la lotta agli sprechi, la capacità di riformare Pubblica amministrazione e mercato del lavoro in modo da essere più forti: l’emergenza allora era lo spread. L’anno dopo, nel 2012, Mario Monti volle (il 24 agosto) «una giornata intera dedicata alla riflessione su come mobilitare tutte le energie per raggiungere l’obiettivo della crescita», come recitava un comunicato stampa di palazzo Chigi diramato quel giorno. L’idea era quella di imporre per l’autunno la questione «recupero della competitività dell’Italia». Ma di lì a poco, le elezioni incombenti portarono i partiti a occuparsi di altro. Tuttavia il governo portò a casa la legge anticorruzione. L’anno scorso il dibattito è stato «come agganciare la ripresa», tanto che l’ultimo trimestre 2013 fece segnare un +0,1% che segnò la fine (momentanea) della recessione. L’Italia andava verso la ripresa, o almeno questo si immaginava, e si cominciava a pensare come ridurre le tasse: dall’Imu all’Irap. E quest’anno? Il governo sembra essersi fermato. Impantanato. Almeno nella produzione legislativa. L’ultimo provvedimento di peso varato dal Consiglio dei ministri è il decreto Pa, il 13 giugno scorso. A luglio sono stati varati, tra i principali provvedimenti, un disegno di legge delega sulla riforma del terzo settore, la proroga delle missioni internazionali, ad agosto l’inasprimento del Daspo negli stadi. Poco più dell’ordinaria amministrazione. Poi la ripresa dei lavori. Che in verità non sono ancora cominciati. Il governo si è riunito il 29 agosto per la «ripartenza con il botto». Via libera a due decreti, lo Sblocca Italia e quello sulla riduzione dei tempi del processo sivile. A dirla tutta, via libera è eccessivo. I due testi, a dieci giorni dall’approvazione, non sono ancora stati pubblicati in Gazzetta ufficiale, segno che sono in una fase di limatura, per non considerarla autentica riscrittura. Settembre doveva essere anche il mese della riforma della scuola ma in realtà sono state presentate solo delle linee guida, il processo di riorganizzazione non arriverà prima del nuovo anno. Fotografia di questo stallo è il sito passodopopasso.italia.it , che dovrebbe raccontare la rivoluzione dei mille giorni annunciata da Renzi. Dopo otto giorni siamo sempre all’inizio. Immobili sono anche le Camere. Montecitorio ha riaperto i battenti il 26 agosto. Ma le riunioni del 4, 5 e 8 settembre sono servite solo a incardinate il decreto delle missioni internazionali mentre nelle commissioni è andato a piccoli passi avanti il disegno di legge sulla green economy. Stessa aria anche al Senato: qualche ratifica internazionale e l’inizio dell’esame sul decreto legislativo sulle tasse sui tabacchi. Eppure. Eppure il governo si avvia ad andare verso una legge di Stabilità, che deve essere varata entro il 15 ottobre, e che di certo non sarà rosa e fiori. Probabilmente la sua entità sarà attorno ai venti miliardi. Matteo Renzi, in un’intervista al Sole 24 Ore , ha detto che pensa di reperire quella somma con tagli alla spesa pubblica. Domenica scorsa ha ribadito che nel settore pubblico «c’è grasso che cola». Il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, è dato in uscita. Forse più per ragioni personali che professionali, anche se su questo secondo caso ha incontrato notevoli difficoltà tanto da dolersene pubblicamente. Eppure, il governo sembra avere più fretta di fare, di agire. Proprio Renzi ha detto che non si farà dettare i tempi, per esempio della Bce. Quella Bce che, attraverso il governatore Draghi, ha fatto sapere di essere pronta a iniettare liquidità ma a patto che si facciano le riforme. Come quella sul lavoro. Il governatore della Banca d’Italia , Ignazio Visco, ha rilanciato: «Abbiamo poco tempo per far percepire con chiarezza e accettare il disegno complessivo. E secondo me dev’esserci una chiarezza anche di analisi, e dev’esserci continuità nell’azione». Intanto, l’orologio scorre.

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