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Marchionne rottama Montezemolo

L’ad di Fiat-Chrysler gli dà il benservito: «Nessuno è indispensabile» IL RITRATTO/1 Sergio, la rivoluzione in pullover

«Tutti sono necessari, nessuno è indispensabile. Contano i risultati e la Ferrari non vince da 6 anni». Marchionne non è uno che le manda a dire. Il numero uno di Fiat Chrysler non dà ufficilamente il benservito a Montezemolo ma dice chiaro e tondo che all’interno della Ferrari i conti non tornano. Marchionne approfitta della platea di Cernobbio per togliersi quel fastidioso sassolino dalla scarpa. È da tempo che segue le deludenti performances della «rossa» di Maranello, società che fa parte della galassia Fiat (ne ha il 90% mentre il 10% è di Piero Ferrari) e le voci, prima di un addio di Montezemolo pronto a salire alla presidenza di Alitalia, e poi l’affermazione della sua «disponibilità alla Ferrari per altri tre anni» devono averlo irritato. Così a Cernobbio pressato dalla stampa, non si tiene: «L'uscita del numero uno della Ferrari non è in agenda, ma nessuno è indispensabile» dice tagliente. A Montezemolo riconosce di aver «raggiunto risultati economici importanti, ma dal punto di vista sportivo non vince da 6 anni. E l'obiettivo - dice Marchionne - è quello di vincere e io sono un tifoso». Una situazione che comincia a pesare nel gruppo. Marchionne ricorda che «vi sono due parti della realtà Ferrari importanti per noi come azionista e per noi come azienda: la prima sono ovviamente i risultati economici, i volumi, cosa su cui Luca ha fatto un grandissimo lavoro, l'altra è la gestione sportiva». E qui picchia duro: «Vedere da anni la Ferrari in queste condizioni, avendo i migliori piloti, box di una qualità eccezionale, ingegneri che sono veramente bravi. Vedere che non vinciamo dal 2008, non si può». Il manager sottolinea che la casa di Maranello è stata affidata a Montezemolo per due ragioni: per l'indipendenza e per vincere in Formula Uno. Detto questo - fa notare - noi siamo a servizio dell'azienda. Quando l'azienda cambia idea, o perlomeno non c'è più la convergenza di obiettivi, le cose cambiano». Quindi dando la disponibilità a restare in Ferrari per altri tre anni, Montezemolo avrebbe fatto il passo più lungo della gamba. «Sono cose che non avrei mai detto io su me stesso. Io mi considero naturalmente essenziale, ma so benissimo che sto al servizio dell'azienda».

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