Politica

Gli annunci del premier convincono Squinzi

Il premier snobba Cernobbio e inaugura un’azienda di rubinetti a Brescia «Nella Pubblica amministrazione c’è troppo grasso». Confindustria esulta

Nella pubblica amministrazione «c’è ancora troppo grasso che cola», per questo «occorre avere il coraggio ridurre le spese così come si fa nelle famiglie», anche perché «la macchina pubblica non ha fatto sacrifici e ha mantenuto troppi centri di costo». Non avrà usato un’espressione elegantissima, Matteo Renzi, ma il messaggio è chiaro: bisogna tagliare ancora. L’ennesimo annuncio cui il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni risponde: «Forze di polizia e statali hanno già dato. Renzi veda il grasso che cola da evasione fiscale, ineficienze, corruzione». Ma il senatore di FI Francesco Giro lo incoraggia, garantendo «il nostro appoggio in Parlamento» perché «per tornare a crescere bisogna tagliare i privilegi della spesa pubblica». Laura Ravetto arriva a dire che «se Renzi attingesse alle ricette liberali FI dovrebbe collaborare», ma ammette: «Mi vergogno per il blocco degli stipendi della Pa e delle forze dell’ordine». Inaugurando la nuova sede delle Rubinetterie Bresciane del gruppo Bonomi a Gussago insieme col presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, il premier lancia la «contro-Cernobbio» e rilancia il percorso delle riforme. «Non molliamo di un centimetro» per fare fare le riforme che servono per cambiare il Paese «e continueremo a farle costi quel che costi», dice Renzi che rilancia la sfida a tutti i detrattori e ai critici che avevano alzato il sopracciglio per la sua assenza al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Il premier mette subito l’accento sul fatto che la differenza è «tra quelli capaci e quelli che parlano» è che i secondi si limitano a elencare i problemi, mentre gli altri li risolvono ed è ora che in Italia si smetta di «lamentarsi sempre» e di pensare «che la parte migliore sia già passata». Detto questo, nessuna retromarcia sulla questione della Pa e del blocco dei contratti degli statali. Nella macchina pubblica «c’è troppo grasso che cola» e quindi il sistema va razionalizzato, anche dal lato degli adempimenti burocratici a carico delle imprese e dell’eccessiva pressione fiscale. Ma non basta la testa, ci vuole passione: «Solo con le riforme - sottolinea - ma senza il cuore, non si va da nessuna parte. Le riforme le stiamo facendo e continueremo a farle costi quel che costi ma dalla crisi si esce solo con le storie come questa di Brescia dove degli imprenditori si mettono in gioco ogni giorno». Nel panorama tratteggiato dal premier «l’Italia è fatta di quelli che criticano, che schiaffeggiano anche le nuvole, che sono quelli che da 30 anni occupano sempre gli stessi posti e dicono a noi che non ce la facciamo». Renzi ricorda che il provvedimento Sblocca Italia «non serve a mettere nuovi soldi ma a dire che i soldi che già ci sono li dobbiamo spendere». E conclude con un esempio: «Siamo in una forte crisi energetica e non estraiamo in petrolio che c’è in Basilicata e in Sicilia. Io la norma per tirar su il petrolio la faccio, anzi l’ho già fatta. Potrò perdere qualche voto ma creeremo nuovi posti di lavoro. Sono molto, molto determinato - assicura Renzi - Non molliamo di un centimetro, questo Paese lo cambiamo davvero». Infine, la stoccata: «È naturale che il governo sia in mezzo a chi crea posti di lavoro. Se l’Italia è quella che è, è perché ci sono tanti uomini e tante donne nelle piccole e medie imprese che si sono spaccati la schiena e hanno creato le eccellenze». Parole che fanno piacere a Squinzi, uno che al Forum di Cernobbio non s’è mai visto ed è allergico ai salotti dell’Ambrosetti. Il patto tra Renzi e il presidente degli industriali è siglato da una stretta di mano tra i due e dalla promezza reciproca «Ci vediamo presto». Il no all’Ambrosetti, ma soprattutto le mosse europee del premier sono piaciute al leader di Confindustria, perché la flessibilità porterà soldi nelle esangui casse delle imprese italiane. «Bisogna correggere i problemi di fondo della Ue, ma anche il modo in cui si è affrontata la crisi, tramite l’austerità. Non si cresce da 15 anni, e condivido la posizione del presidente del consiglio in questa revisione», spiega Squinzi. Quanto durerà e cosa porterà questa alleanza Palazzo Chigi-viale dell’Astronomia è difficile da dire. Governo e industriali stanno usando le ultime cartucce che hanno disposizione per non perdere quello che il chief economist della Bce, Peter Praet venerdì ha definito «momentum». I rischi di un’ulteriore flessione sono dietro la porta. Più vicini che mai, Squinzi e Renzi forse lo sanno meglio di tutti. Quel «ci vediamo presto» è un invito a cui gli industriali risponderanno solo se il governo interverrà subito sui punti nodali: burocrazia, tasse e industria: «Noi appoggeremo il governo sulle decisioni di politica economica, bisogna incidere sui vincoli che bloccano il mercato interno - spiega Squinzi - La sofferenza del Paese, soprattutto quella sociale, è acuta, e solo creando del lavoro la si può far diminuire». Il governo «deve fare tutto quello che può per ritrovare la crescita».

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