Politica

Divise pazze, e i pantaloni si accorciano

Il Coisp denuncia magagne nella fornitura riaffidata alla stessa impresa già nel mirino Scrive al capo della Polizia Pansa. Ma il Viminale rassicura: «Abbiamo risparmiato»

Monta lo scandalo delle divise ai poliziotti. Con qualche difetto eppure fatte rifare alla stessa ditta che le ha già confezionate. Magagne accettate all’insegna del risparmio. Morale: il 2 agosto l’impresa che ha creato agli agenti qualche imbarazzo avrebbe rivinto la gara d’appalto per la fornitura al ministero dell’Interno di «tute da ordine pubblico estive/invernali e di pantaloni operativi». A denunciare il caso è il sindacato di polizia Coisp. Lo fa in una lettera datata 3 settembre 2014, firmata dal segretario della sigla Franco Maccari e indirizzata proprio al capo della Polizia Alessandro Pansa. Nel testo si dice che la società «è quella che in passato si è aggiudicata la gara d’appalto per la fornitura di 30.000 pantaloni, in questo momento in stand-by per non aver passato il collaudo in prima istanza, poiché si scoloriscono al primo lavaggio e perché presentano difetti tecnici tali da comprometterne l’operatività». Si ricorda che i capi «sono stati sottoposti a più rivedibilità» e «che in sintesi, vista l’attuale intramontabile espressione ministeriale che va ora per la maggiore, "l’urgenza" porterà ad un acquisto con il solito sistema dello sconto irrisorio. Sempre la consueta "ditta" - chiosa il segretario - ancor prima aveva prodotto una precedente fornitura, già distribuita, con le conseguenti già note lamentele dei colleghi: i pantaloni erano alla pescatora. Si accorciano». Quindi la domanda: «Ma perché non ci si accorge di come sono stati fatti i collaudi?». Il sindacato già l’aveva detto come stavano le cose. La prima volta il 20 novembre 2013 con una nota al Viminale sugli «acquisti di abbigliamento inidoneo». In seconda battuta, con un’altra missiva del 24 giugno scorso. Poi se ne è parlato il 17 luglio durante una riunione sindacale tenutasi con il vicario della Polizia Alessandro Marangoni. E in ultimo con un’ennesima lettera del 24 luglio. Il ministero dell’Interno ha fatto sapere la sua. Il 20 giugno il direttore dell’ufficio Relazioni sindacali, Tommasi Ricciardi, ha spiegato al Coisp che «l’appalto è stato aggiudicato a un raggruppamento temporaneo d’imprese costituito da Lovers srl e da Tessitura Majocchi srl in quanto riportante un punteggio tecnico ed economico superiore a quello conseguito da altre ditte partecipanti, con un risparmio complessivo per l’Amministrazione di oltre 350 mila euro. In sede di collaudo - tranquillizza Ricciardi - sono stati riscontrati parametri leggermente difformi rispetto a quelli presentati in sede di offerta ma, comunque, rientranti nelle prescrizioni delle specifiche tecniche nel capitolato, e quindi tali da non pregiudicare l’aggiudicazione dell’appalto». E comunque, in conclusione il direttore ha terminato: «La vicenda è stata rimessa all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici». Il segretario Coisp non si fida e va avanti. Ora rivolge un appello direttamente al prefetto Pansa. Vuole sapere se la gara del 2 agosto «sia stata fatta senza compiere le dovute analisi di routine (laboratorio) al fine di confrontarne le conformità della documentazione tecnica presentata dalle ditte, con le analisi supportate dall’Amministrazione». Una richiesta d’intervento che il sindacato vuole evitare che diventi una beffa. Come le parole ricordate da Maccari, pronunciate da una «voce autorevole» durante un vertici dei sindacati di polizia: «... Ho dato disposizione affinché le ditte che presentino intrighi e poca trasparenza, siano bandite dalle future gare d’appalto». La strada per l’inferno è lastricata di buoni propositi.

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