Si sono svegliati. Al pari degli scienziati medici che lavoravano sul colesterolo e che hanno scoperto che non c’è solo quello cattivo e distruttivo delle arterie, ma anche quello buono, che fluidifica il sangue e ne rende facile lo scorrimento. Una scoperta tardiva. Anche nel caso dell’inflazione si è capito che ha due teste. La prima quella importata, ad esempio, con i costi del petrolio in crescita, è deleteria perché arricchisce solo i paesi che producono materie prime. La seconda quella da domanda, e cioè i prezzi che salgono perché tanti consumatori vogliono acquistare la stessa cosa e una maggiore domanda fa crescere i listini, è buona. Perché significa che la gente compra, ha disponibilità e soprattutto voglia di shopping. Merce rara oggi in Italia dove la domanda interna ha un encefalogramma piatto. Anche Berlino ferreo difensore della stabilità della moneta, memore del tracollo della repubblica di Weimar con le vecchiette che portavano in giro carrelli di marchi per comprare un etto di burro, cominciano a fare i conti con l’inflazione zero. La Germania non molla, ma il rischio che il sistema alla fine possa implodere per mancanza di acquirenti è più che reale. Gli interventi che la Bce ha messo in cantiere hanno come obiettivo questo: rimettere contanti in circolazione, spingere le banche a prestarli a imprese e famiglie e per questa via riportare le famiglie alle casse dei supermercati. Un po’ di inflazione, dunque, non fa male. Questa è la grande lezione economica che il momento ci consegna. Attenzione, solo un po’ però. Non troppa come nell’Italia della fine dello scorso millennio quando il carovita a due cifre portava i tassi sui mutui verso il 15%, i Bot avevano rendimenti anche del 10% creando l’illusoria sensazione di ricchezza, e nei supermercati il listino prezzi era aggiornato settimanalmente anche se la gente però comprava a consumava. Non quegli eccessi, ma una via di mezzo che consenta di dare il giusto valore al denaro, una giusta remunerazione a chi lo investe in un’attività finanziaria (diciamo un 4% con un 2 di inflazione). La realtà oggi è al contrario. Con i tassi così bassi (0,05%) il denaro non costa niente e se una merce costa quasi zero non ha valore.
Ora l’inflazione non c’è più. E l’Eurotower la rimpiange
Il carovita è stato distrutto, ma una quantità minima serve a stimolare gli acquisti. Anche il denaro è una merce: se non costa quasi nulla, non ha valore
