Politica

Così cambierà la scuola dei nostri figli

Ma la riforma per ora non c’è. Giannini promette: «Il decreto arriverà all’inizio del 2015» Il videomessaggio di Renzi TUTTI I PUNTI DEL PIANO

Finalmente la scuola non sarà più trattata come una Cenerentola, un bancomat, un pollo da spennare cioè un «capitolo di spesa della Pubblica Amministrazione». Nella «Buona Scuola - Facciamo crescere il Paese», l’attesa riforma della scuola del governo Renzi apparsa ieri alle ore 10 sul sito internet «passodopopasso.italia.it», all’istruzione e alla formazione si riconosce il valore di «un investimento dell’Italia su se stessa». E si sottolinea che dare al Paese una Buona Scuola significa «dotarlo di un meccanismo permanente di innovazione, sviluppo, e qualità della democrazia». Musica per le orecchie di chi da decenni si batte per questo sostenendo che l’istruzione è l’unica soluzione strutturale alla disoccupazione, l’unica risposta alla nuova domanda di competenze espresse dai mutamenti economici e sociali». Insomma per uscire dalla palude e «rimettersi in cammino» e tornare a crescere non resta che rivalutare l’alta responsabilità professionale e civile di chi fa il mestiere più nobile e bello: quello di aiutare a crescere le nuove generazioni. Questo, più o meno, l’incipit del documento di circa 130 pagine suddiviso in sei capitoli corposi e documentati da grafici, tabelle e spiegazioni sui passaggi più tecnici. Chiunque può consultarlo sui siti del Miur o del Governo. Doveroso farlo per «gli addetti ai lavori» perché dal 15 settembre al 15 ottobre ci sarà nella scuole un grande dibattito pubblico sulle proposte del piano che coinvolgerà studenti, docenti, genitori. Il ministro Giannini ha promesso: il decreto legge a inizio 2015.   DOCENTI Basta supplentite, abolita la parola precari e l’espressione organico di fatto. Per questo ci sarà un piano straordinario nel settembre 2015 di quasi 150 mila docenti, tutti precari storici e vincitori e idonei dell’ultimo concorso. Nello stesso tempo sarà bandito un nuovo concorso per permettere ad altri 40 mila abilitati all’insegnamento di entrare in ruolo sostituendo ta il 2016 e il 2019 i colleghi che andranno in pensione. La novità è la realizzazione di un organico dell’autonomia, un team di docenti "senza cattedra" che aiuti la scuola a gestire da sola, o in rete con altre, le molte attività complementari all’ordinaria attività didattica. A cominciare da quella pomeridiana.   FORMAZIONE Docenti motivati e credibili capaci di trascinare gli studenti e insegnare ai ragazzi a mettersi in gioco. Così li vuole Renzi e per far questo è necessario introdurre nuove parole d’ordine. E cioè «formazione in servizio» che non deve essere vista come un obbligo burocratico ma reale crescita professionale per migliorarsi e trasferire agli studenti l’entusiasmo e la voglia di impegnarsi. E poi c’è il merito che «al posto della semplice anzianità» diventa «il criterio principale per l’avanzamento di carriera dei docenti della scuola». Uno slogan accompagna questa filosofia: dobbiamo far uscire i docenti dal "grigiore" dei trattamenti indifferenziati.   MERITO Un nuovo status giuridico dei docenti la carriera dei docenti che consenta incentivi economici basati sulla qualità della didattica, la formazione in servizio, il lavoro svolto per sviluppare e migliorare il progetto formativo della propria carriera. È questo un punto controverso del piano Renzi anche perché non si capisce bene chi e come debba valutare questo «merito» in grado di far avanzare la carriera. Si parla di una commissione ad hoc formata dal dirigente e da altri personaggi dell’istituto. Sarà al centro di discussioni in questo mese di confronti come anche la proposta di istituire un albo, dal 2015, che sarà messo online, con i dati di ogni singola scuola (budget, valutazione, progetti finanziati) e un registro nazionale dei docenti per aiutare i presidi a «migliorare la propria squadra e l'offerta formativa». Altrimenti come si trovano i nuovi don Milani e Montessori?   ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO Speriamo che sia la volta buona. Il famoso sistema duale tedesco diventerà obbligatorio negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali per almeno 200 ore l'anno. Per attuarlo si cercherà di «attrarre risorse private attraverso incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.