Politica

Ma la base sta coi clandestini

Il tema immigrazione aveva già spaccato il M5s nell’ottobre scorso, quando due senatori avevano presentato un emendamento per depenalizzare il reato di clandestinità

Il tema immigrazione spaccò il M5s nell’ottobre scorso, quando due senatori avevano presentato un emendamento per depenalizzare il reato di clandestinità. I due parlamentari, Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella, complice una distrazione dell’allora Pdl, ottennero in Commissione il via libera ad un emendamento che, di fatto, eliminava il reato di immigrazione clandestina. Grillo si scagliò contro i due esponenti perchè l'argomento non era all'interno del programma elettorale e che la loro posizione era a titolo personale. In un post, firmato anche da Gianroberto Casaleggio, scrisse che la proposta di abolire il reato di clandestinità «non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del Programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito». Quindi spiegò che non condivideva «nel metodo perché un portavoce non può arrogarsi una decisione così importante su un problema molto sentito a livello sociale senza consultarsi con nessuno. Il M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo. Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Sostituirsi all’opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono "educare" i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un’unica entità». Quindi sottolineò che non era d’accordo neppure nel merito perché «questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice "La clandestinità non è più un reato". Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?». Ne scaturì una dura polemica all’interno del movimento. Alessandra Bencini spiegò che «i promotori di quell’emendamento lo proposero affrontando il tema della giustizia penale da un punto di vista razionale e pragmatico, al fine di sgravare da procedimenti penali inutili un sistema ingolfato e nell’ottica di una riduzione dei costi». Alberto Airola sottolineò: «Attualmente questo reato penale d’immigrazione clandestina non serve perché di fatto è una multa da 5000 a 10000 euro che si da al clandestino. Ovviamente non la pagherà mai, non è previsto l’arresto e non va a toccare la Bossi -Fini o altre misure come l'espulsione». Vito Crimi annunciò: «Io personalmente voterò sì». Alla fine anche Grillo fu costretto a sottoporsi al "giudizio popolare" con un referendum interno. I risultati vennero resi noti in gennaio e si scoprì che gli attivisti del Movimento Cinque Stelle avevano detto no al reato di immigrazione clandestina. La maggioranza dei voti, arrivati online sul blog di Beppe Grillo, si espressero a favore dell’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, in linea con quanto avevano votato i due senatori e contro l’indicazione del leader. I sì all’abrogazione furono 15.839, i no 9.093. I votanti furono 24.932.

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