Politica

Michele Emiliano: «Critichiamo l’India, non il popolo»

L'ex sindaco di Bari: «Ricordiamoci che le loro truppe vennero a liberarci dal fascismo. Spieghiamoci con l’opinione pubblica di Delhi, se li boicottassimo faremmo ridere»

Emiliano, dunque questo matrimonio non è un affronto all’Italia? «Noi siamo uno stato di diritto e stiamo subendo un abuso da parte di una Paese al quale siamo legati anche dal punto di vista storico. Voglio ricordare che le truppe indiane, sia pure all’interno del Commonwealth, vennero a combattere in Italia per liberarci dal fascismo. Abbiamo sempre avuto buoni rapporti con l’India, ma in questo momento la crisi di rapporti è gravissima ed è dovuta a un loro abuso verso di noi in una vicenda che l’Italia, commettendo degli errori, non riesce a risolvere. Però, trasferire questo problema sui cittadini indiani sarebbe un errore». Perché un errore? «Perché, a mio avviso, uno degli alleati principali che possiamo avere in questa vicenda è l’opinione pubblica indiana, a cui bisogna spiegare, anche con una vasta campagna d’informazione, che cosa stavano facendo i nostri soldati su quella nave, che cosa è accaduto quel giorno. Quei ragazzi vanno difesi davanti l’opinione pubblica indiana, internazionale e anche italiana. C’è anche qualche italiano, infatti, che ancora non ha capito cos’è avvenuto». Dopodiché? «Guardi, pur in presenza di un evento fuori misura, che in Puglia non è certo il primo anche se questo è forse il più ricco, in tutta sincerità non mi pare il caso di prendersela con tutti gli indiani che dovessero avere a che fare con l’Itala. Anche perché in questo caso sarebbe un boicottaggio che non farebbe danni a loro, ma a noi. E sarebbe sbagliato agli occhi dell’opinione pubblica indiana. E poi c’è un principio fondamentale di diritto che dobbiamo rispettare: se stiamo subendo un abuso da parte di uno Stato sovrano, è lo Stato che deve essere destinatario di sanzioni, non i singoli indiani. Se poi questo evento è anche faraonico - e lo è - cinicamente dico che è ancora meglio, perché sono soldi spesi qui in Italia. Ma poi non credo possa essere oggetto di critica il fatto che una persona si sposi secondo il suo stile. È un problema che riguarda quella cultura e quell’idea di matrimonio». Dunque nessuna critica? «Non mi pare il caso di stare a fare critiche specifiche all’evento. Dobbiamo fare critiche ferocissime, e non le facciamo, alla Repubblica e alla giustizia indiana, al modo in cui stanno affrontando questa vicenda. Faremmo ridere il mondo se senza aprire un contenzioso internazionale durissimo, come dovremmo fare, ci mettessimo a criticare gli indiani che si vengono a sposare qui». Perciò è d’accordo col presidente della Commissione difesa del Senato, Nicola Latorre, secondo il quale questo matrimonio può servire a distendere gli animi fra i due Paesi? «Sì, anche perché il magnate indiano che ha deciso di far sposare qui la figlia, in India ha la sua influenza. È possibile, quindi, che questo evento e il modo in cui l’Italia lo affronterà, potrà portare un po’ di lucidità in uno Stato che pur tuttavia è una repubblica democratica, che però si sta comportando in contraddizione coi principi delle sue stesse leggi». Intanto il governatore Vendola non dice nulla sui marò né su queste nozze. «Io non posso criticare Vendola in assoluto, perché ci ha obbligati a sottoscrivere un documento politico che ci impegna, durante le primarie, a non criticare il suo operato come governatore. Fa un po’ ridere ma è la verità». E se non avesse le mani legati? «Vede, sulla vicenda dei marò io sono intervenuto molte volte, anche come sindaco di Bari, facendo arrabbiare molte persone. Salvatore Girone è anche mio concittadino. Ma su come si sia comportato Nichi in questo caso non voglio fare commenti».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.