Ecco la doccia gelata. E stavolta non è uno spot virale a scopo benefico. No, stavolta la freddata arriva il giorno dopo la nomina di Federica Mogherini ad Alto rappresentante per la politica estera e di difesa dell’Ue. Il giornale tedesco Der Spiegel pubblica una indiscrezione pesante. La cancelliera tedesca Angela Merkel avrebbe avuto una telefonata di fuoco con il governatore della Bce, Mario Draghi. Nel corso della conversazione la Merkel avrebbe chiesto chiarimenti sulla linea presa: che fine ha fatto il rigore sui conti pubblici? avrebbe di fatto domandato. In particolare si sarebbe lamentata del fatto che Draghi avrebbe posto maggior accento sull’opportunità di riforme strutturali piuttosto che sulla necessità di mantenere l’austerità di bilancio, per rafforzare la crescita in Europa. Anche il ministro delle Finanze tedesche Wolfgang Schaeuble avrebbe alzato la cornetta per chiedere a Draghi delucidazioni sulle sue parole pronunciate a Jackson Hole quando il presidente della Banca centrale europea aveva dichiarato che sarebbe «utile» che la politica monetaria dell’Eurotower marciasse di pari passo con «un ruolo maggiore della politica fiscale» nel quadro di importanti riforme strutturali. Parole che erano suonate come una sorta di allentamento della politica di rigore in cambio di riforme strutturali più profonde. Parole che erano subito state condivise da Matteo Renzi e ribadite dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale in una nota aveva suggerito di imboccare proprio la strada delle riforme. Ma già la settimana scorsa Schaeuble aveva dichiarato che Draghi era stato mal interpretato. Adesso l’indiscrezione del settimanale tedesco che viene parzialmente corretta dai portavoce dei protagonisti. Quello della Merkel ha spiegato che non sono stati chiesti "chiarimenti", mentre la Bce ha fatto sapere che «è inesatto il fatto abbia chiamato Draghi per contestare le frasi dette a Jackson Hole». Quel che è certo è che si tratta di tutte parole, vere o false che siano, che fanno salire la tensione proprio mentre iniziano i dieci giorni decisivi per la composizione dei tasselli fondamentali della prossima commissione Ue. L’attenzione è puntata sul responsabile degli Affari economici e monetari, in pratica il guardiano dei conti pubblici. Il duo Renzi-Hollande preme per l’ex ministro francese Pierre Moscovici, favorevole a una maggiore flessibilità. La Merkel, spalleggiata dai paesi nordici, opera in senso contrario. La poltrona spetterebbe ai socialisti per cui la cancelliera tedesca, ponendo uno stop a Draghi, sta ribadendo il fatto che vuole l’ultima parola su quel nome. E vorrebbe spostare Moscovici su un nuovo portafoglio, tutto da creare, che si occuperebbe di Sviluppo e Crescita, rivendicando una scelta condivisa sugli Affari economici. Alla Angela germanica piace tando il superfalco finlandese Jyrki Katainen. Ma francesi e italiani non potrebbero accettarlo per cui la Germania sta trattando per una soluzione di mediazione. In pratica spostando l’olandese Jeroen Dijsselbloem, appena salito alla guida dell’Eurogruppo, alla commissione con la delega economica. E facendolo poi rimpiazzare dallo spagnolo Luis De Guindos. Dunque un uomo del sud, un latino come italiani e francesi, ma uno tosto, rigido e soprattutto poco propenso a concedere flessibilità in cambio di riforme visto che gli iberici le riforme strutturali (e dolorose) le hanno fatte ma ora sorridono perché Madrid ha ripreso a correre. Lo scontro rischia di ridursi a una partita tra Germania e Francia. L’Italia, con la Mogherini, ha già incassato e anche bene. Almeno dal punto di vista dell’immagine considerato che rispetto alla precedente commissione, nella quale Antonio Tajani si trovava un portafoglio importante (Industria), stavolta l’Italia si trova con un grande incarico ma ancora poco operativo. Soprattutto il rischio vero che corre Renzi adesso è quello di aver incassato un successo importante (che innegabilmente può appuntarsi al petto) ma che i partner europei glielo abbiano concesso senza che possa più fare richieste. Si vedrà anche perché finora le diplomazie italiane che hanno trattato un allentamento sul fiscal compact (in particolare sulla regola del rientro dello 0,5% per l’abbattimento del debito pubblico che potrebbe rivelarsi per noi come un cappio al collo) hanno trovato le burocrazie Ue piuttosto disponibili. Una disponibilità dovuta a una sostanziale vacatio di potere visto che la vecchia commissione è di fatto scaduta ma la nuova non entrerà in carica prima di novembre. Prima di allora più che sugli uomini e le caselle, Renzi deve andare a chiudere un accordo con la Merkel. E, a quanto pare, non la troverà particolarmente comprensiva e cedevole.
Nomine Ue, Merkel presenta il conto a Renzi
Dopo l’ok alla Mogherini la Germania ora pretende un «falco» all’economia. Telefonata di fuoco della Cancelliera a Draghi: «L’austerità che fine ha fatto?» Quelle trame contro l'Italia che passano da frau Merkel
