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Spese pazze e continui rinvii. Il calvario Metro C

Il Governo Renzi finanzia con altri 160 milioni di euro la linea C della metropolitana di Roma, nel tratto fra Colosseo e Piazza Venezia. Ma se i lavori non partiranno entro il 2015, si rischierà di...

Il Governo Renzi finanzia con altri 160 milioni di euro la linea C della metropolitana di Roma, nel tratto fra Colosseo e Piazza Venezia. Ma se i lavori non partiranno entro il 2015, si rischierà di perdere tutto. Un pericolo da non sottovalutare: il cantiere più importante d’Italia finora si è protratto all’infinito, fra scavi archeologici interminabili, spese fuori controllo, contenziosi economici, indagini della magistratura e appalti d’oro. Ad oggi, l’opera è stata pagata 3,7 miliardi di euro e si prevede che, se completata, l’importo supererà i 5 miliardi. Mentre il progetto iniziale prevedeva un investimento omnicomprensivo di 2,9 miliardi. Basti pensare che il bando pubblicato il 15 febbraio 2005 conteneva già la data del primo taglio del nastro: il 30 aprile 2011, con viaggio inaugurale da Pantano a San Giovanni. E invece, l’unica cerimonia all’orizzonte è quella prevista per l’11 ottobre 2014, nel tratto fin qui completato: 14 stazioni (quasi tutte in superficie) da Pantano a Centocelle, ovvero dall’estrema periferia alla periferia, con cadenza di 12 minuti dalle 5.30 alle 18.30. Tra l’altro, sarebbe dovuto iniziare domani il collaudo della seconda tratta fra Centocelle e Lodi, ma le ditte costruttrici non hanno ancora terminato i lavori. L’opera, iniziata nel 2007, prevedeva 29 stazioni da sud-est a nord-ovest, lungo la via Casilina, passando per San Giovanni, Colosseo, Piazza Venezia, oltre il Vaticano fino a piazzale Clodio. Sui binari, moderni treni «driveless» (senza conducente). Tutto da completare entro il 2015. Tuttavia a dicembre 2007, dopo pochi mesi dalla posa della prima pietra, la situazione era già in stallo per via dei ritrovamenti archeologici. Nessuno aveva calcolato, infatti, che anche i reperti «post-antichi» (datati fino al 1800) dovevano essere considerati di «preminente interesse». Si pensi solo che gli scavi sotto la Stazione San Giovanni durarono 29 mesi, da giugno 2011 a ottobre 2013. A pesare sull’andamento dei lavori, anche un inedito appalto a scatole cinesi: il contraente generale (Vianini, Astaldi, Ansaldo, Ccc e Cmb) subappalta i lavori a imprese affidatarie, che a loro volta girano ad altre ditte i servizi accessori. La costante mancanza di liquidità di tutti i soggetti in campo e ha però creato un inarrestabile «effetto lumaca» nei cantieri. Il resto l’hanno fatto le inchieste giudiziarie e i contenziosi. Ad oggi ci sono quattro fascicoli aperti dalla Corte dei Conti e altrettanti della magistratura penale. Le imprese appaltatrici hanno fin da subito iniziato a fatturare «ulteriori costi» sempre respinti dal Campidoglio, fino a superare 1 miliardi di euro. Contenzioso poi chiuso nel 2013 a 300 milioni di euro, con un accordo ìtombale” che però già inizia a scricchiolare. Ora, fra lo scetticismo generale, l’obiettivo del sindaco Ignazio Marino è arrivare fino a Lodi nei primi mesi del 2015 (ma, come detto, siamo già in ritardo) e a San Giovanni nel 2015. Se poi la talpa scavatrice riuscirà a superare alcuni ostacoli di natura geologica sotto via Sannio, nel 2020 si spera di inaugurare Colosseo. L’intento dichiarato è arrivare a Piazza Venezia nel 2024.

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