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«No al blitz al matrimonio però ci faremo sentire...»

Iannone, leader di Casa Pound: "Siamo umiliati e offesi"

Il matrimonio della figlia di Pramod Agarwal, magnate del ferro indiano, che si terrà in Puglia, terra dei nostri marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dal tre al sei settembre, ha prima indotto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, a parlare di possibili azioni ritorsive, poi la prefettura ad alzare la soglia di attenzione. Il faraonico evento si svolgerà in provincia di Fasano, nel brindisino, e a poche decine di chilometri di distanza, a Lecce, negli stessi giorni, andrà in scena la festa nazionale di CasaPound, che sui nostri fucilieri ha sempre avuto una posizione netta: riportarli a casa ad ogni costo. Per capire se la vicinanza temporale e «fisica» fra i due avvenimenti possa rappresentare un rischio, abbiamo raggiunto al telefono Gianluca Iannone, leader di CasaPound. Un matrimonio faraonico indiano nella terrà dei marò, da due anni e mezzo trattenuti in India. Un affronto? «È di pessimo gusto dare questa possibilità a chi detiene ingiustamente i nostri soldati nel loro paese. Fa capire come siamo ridotti, a uno Stato incapace di tutelare i propri militari. Alle nozze ci saranno pure gli elefanti e ottocento persone. Ci sentiamo umiliati e offesi. Noi non siamo un villaggio vacanze». Negli stessi giorni, non molto distante dal luogo del matrimonio, si terrà la vostra festa nazionale. L’allarme lanciato da Alfano e l’allerta della prefettura sono, dunque, giustificati? «Le parole di Alfano sono da "compagnia del terrore". Il ministro dell’Interno dovrebbe pensare a come riportare in Italia i nostri soldati piuttosto che lanciare allarmi che lasciano il tempo che trovano». Quindi non avete intenzione di avvicinarvi alla zona del ricevimento? «Faremo delle azioni propagandistiche, con striscioni, su tutto il territorio pugliese, per rispondere a questo evento. Lo faremo pacificamente, chiedendo libertà per i marò. Ma non abbiamo certo intenzione di assaltare il luogo del matrimonio». Nicola Latorre, presidente della Commissione difesa del Senato, ha affermato che un matrimonio indiano nella terra dei marò può servire a distendere gli animi fra i due Paesi. «Considerare questa festa un modo per riavvicinare Italia e New Delhi è da ruffiani. C’è un solo modo per riappacificarci con questo popolo: la restituzione dei nostri due marò, soldati innocenti, come dimostrano le perizie balistiche. Le parole di Latorre sono contentini fuori luogo. Vorrei vedere come analizzerebbe la faccenda se il Latorre trattenuto in India da oltre due anni fosse lui e non Massimiliano». Il sindaco di Fasano, Lello di Bari, è stato coperto da insulti, tanto che forse non andrà alle nozze nemmeno se invitato. Critiche giustificate? «Noi vorremmo che nessuno mettesse a disposizione il nostro territorio per celebrare nozze indiane. Insulti e minacce ci lasciano perplessi, non è il nostro modus operandi, ma ci sarebbe piaciuto che il sindaco avesse fatto sentire la sua voce. Avrebbe potuto dire che gli indiani sono i benvenuti solo a patto di poter riavere con noi i nostri ragazzi».

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