Politica

Mare Nostrum, i soldi nascosti nel Dl stadi

Nuovo decreto omnibus: il governo inserisce 130 milioni per l’accoglienza. Lega Nord inferocita. La Russa (FdI-An): «Adesso intervenga Napolitano»

«Mare Nostrum sarà sostituita da Frontex Plus». Sarà anche vero, ma l’annuncio del ministro dell’Interno Angelino Alfano dopo l’incontro a Bruxelles con il commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Malmstrom stride con il decreto legge sugli stadi. Ma cosa c’entrano gli ultras con l’immigrazione? C’entrano eccome. Nel testo varato dal Consiglio dei ministri l’8 agosto e in vigore dal 22 e depositato martedì alla Camera dei deputati non mancano infatti le sorprese, come denunciato dalla Lega Nord e dal quotidiano del Carroccio La Padania . Il decreto vara un generale giro di vite contro la violenza negli stadi elevando a tre anni la durata minima del Daspo, ampliandone la possibilità di applicazione e allargando l’arresto in fralgranza differita anche al reato di istigazione alla discriminazione razziale, etnica e religiosa. Fin qui tutto normale. Ma quello sugli stadi è l’ennesimo decreto «con sorpresa». Uno di quei decreti omnibus, insomma, fortemente stigmatizzati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo il caos sul dl Enti locali, il Salva Roma, dove in effetti c’era un po’ di tutto. Così, all’interno del decreto sugli stadi il governo ha pensato bene di inserire lo stanziamenti di 130 milioni di euro per rifinanziare l’accoglienza degli immigrati, in pratica quella stessa operazione Mare Nostrum che il ministro Alfano dice di voler chiudere. La Padania rincara la dose, scrivendo che «le risorse tagliate a polizia e vigili del fuoco vengono dirottate all’accoglienza degli immigrati». Con inevitabile levata di scudi del capogruppo del Carroccio Massimiliano Fedriga e degli altri deputati leghisti, da Guido Guidesi a Nicola Molteni. Il decreto è stato assegnato congiuntamente alla prima commissione di Montecitorio (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) presieduta da Francesco Paolo Sisto (FI) e alla seconda commissione (Giustizia) guidata dalla democratica Donatella Ferranti. Tra i commissari del primo organo parlamentare c’è Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia-An), che stenta a credere al fatto che il governo abbia davvero inserito nel dl Stadi il rifinanziamento dell’accoglienza agli immigrati. «Ma davvero? Mi viene da ridere», strabuzza La Russa. Che osserva con un’amarezza che non tenta minimamente di celare: «Può darsi che questa volta il ministro dell’Interno vada bene... La situazione era ben diversa quando a governare era il centrodestra: a noi venivano contestate duramente cose molto più piccole». Il tutto in palese violazione del monito politico del Quirinale. «Confido nel presidente Napolitano, l’unico baluardo contro la sinistra», ironizza ancra La Russa, che nel merito della questione spiega come FdI-An farà opposizione netta tanto in commissione quanto nell’Aula della Camera: «Ovviamente ci sdraieremo contro questa parte del provvedimento. Evidentemente il governo aveva bisogno di nascondere questo intervento, sperando che passasse inosservato. È l’unica spiegazione che mi do, altrimenti avrebbero potuto tranquillamente varare un provvedimento a parte». Anche in Forza Italia non di nasconde un certo disappunto per il «colpo gobbo» di Palazzo Chigi. È l’ennesimo decreto omnibus di Renzi - si argomenta da piazza San Lorenzo in Lucina - a cui ormai l’opposizione ha fatto l’abitudine. Di fatto, è l’accusa mossa al premier, si utilizzano i decreti legge per fare le riforme «vere» approfittando del fumo negli occhi gettato dal dibattito su nuovo Senato, Titolo V e Italicum. Insomma, i decreti legge fanno parte integrante del modo di fare politica del governo, in barba tanto agli avvertimenti del Colle quanto a una rispettosa applicazione dell’articolo 77 della Costituzione che disciplina la decretazione d’urgenza, più volte richiamato da Napolitano. Casi emblematici in questo senso non mancano. Nel decreto sulla pubblica amministrazione il governo ha inserito provvedimenti volti a tagliare e razionalizzare i Tribunali amministrativi. Una scelta definita «indigeribile» dall’opposizione forzista. C’è poi il caso del dl Competitività, approvato al Senato con 33 articoli in più aggiunti dall’Aula di Palazzo Madama. Articoli non concordati o non graditi dal governo, che alla Camera ha presentato 12 emendamenti abrogativi per eliminarli. Insomma, al crepuscolo della Seconda Repubblica e con l’alba della Terza ben al di là ancora da venire, la confusione sulla sperazione dei poteri - legislativo ed esecutivo - regna sovrana. E l’unica riforma costituzionale in atto ingrassa i poteri del governo senza toccare neppure un articolo della disciplina del potere esecutivo. Altra confusione.

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