Beppe Grillo diventa il paladino dei pensionati. Almeno ci prova. Di fronte alla possibilità, annunciata dal ministro del Lavoro Poletti, ma smentita dal premier Renzi, di ridurre le pensioni più alte, il comico genovese s’indigna e attacca l’esecutivo. Peccato, però, che proprio Grillo ha ipotizzato più volte di mettere un tetto agli assegni di anzianità per finanziare il reddito di cittadinanza e altri interventi. Una giravolta, quella del comico, che, evidentemente, tenta di recuperare consensi tra i pensionati, che non l’hanno mai premiato. Ma c’è di più. Curiosamente anche il «guru» di Matteo Renzi, l’imprenditore Oscar Farinetti, si «grillizza». Ieri, infatti, il patron di Eataly, al Meeting di Rimini, ha detto: «In questi primi sei mesi il governo Renzi ha fatto tre o quattro mosse giuste. Adesso c’è bisogno che dia ancora due o tre bastonate grosse sul buon esempio». Qualche idea? «Il governo dovrebbe stabilire definitamente, già domattina, un tetto massimo agli stipendi dei politici, abolire le Regioni autonome e mettere un tetto massimo alle pensioni, che devono essere uno strumento per continuare a vivere decentemente e non per arricchirsi». Farinetti, a cui sembra che Renzi abbia offerto anche una poltrona da ministro sei mesi fa, ha avanzato un piano: «Ci sono 600 mila pensioni in Italia oltre i tremila euro, con una media di 4.300 euro; 200 mila pensioni oltre i 5000, con una media di 7.300 euro; 1.200 pensioni oltre i diecimila euro, con una media di 16.000 euro». Dunque, ha continuato, «se noi mettessimo un tetto di tremila euro netti che consentirebbe di vivere, il gap fa 22 miliardi, tanti soldi». Sembrano le parole di Grillo, che pure è l’avversario numero uno di Renzi. Ma non è la prima volta che le idee a 5 Stelle vengono sposate da esponenti vicini agli altri schieramenti. Torniamo al Grillo difensore dei pensionati. Pochi giorni fa ha attaccato il governo: «Il giorno del giuramento io me lo ricordo l’ebetino: disse che i 60 miliardi di debiti della pubblica amministrazione con le imprese sarebbero stati sbloccati, avrebbe sbloccato subito, ma non sono state sbloccate neanche la metà dei 60 miliardi! Diceva che potevamo crescere del due per cento, siamo in recessione, siamo sotto lo zero di crescita! Vuole colpire le pensioni a partire da 2.000 euro. Ci riusciranno, almeno sulle pensioni, il blocco degli stipendi pubblici, mancano 25 miliardi, ma ancora credete a questa gente qua?! Ancora ci credete?!». Dunque il comico rilanciava: «Noi dobbiamo, assolutamente, riprenderci il Paese. Dobbiamo andare a governare noi. So che vi sembra strano che un comico vi dica queste cose, ma bisogna che il MoVimento si riprenda il Paese e piano piano inizieremo a fare il reddito di cittadinanza, perché non bisogna mollare milioni di persone sulla soglia della fame in Italia». Ecco la frase «magica»: reddito di cittadinanza. Proprio per finanziarlo, Grillo ha proposto di ridurre le pensioni. Era il 13 febbraio 2013. In un post dal titolo «Tagliare si può, volare si può» scriveva: «La spending review di Rigor Montis si è fermata alle enunciazioni e al morbido suono della parola inglese "riviuuuù". Il governo Monti ha aumentato le tasse, non ha fatto altro». Dunque, aggiungeva, «è necessario, prima del crollo delle entrate fiscali per la chiusura delle imprese al ritmo di 1.000 al giorno, tagliare senza guardare in faccia a nessuno. L’Italia è una mongolfiera che sta perdendo quota, vanno buttati fuori bordo i costi inutili. Per farlo è necessario un governo di salute pubblica che può essere garantito solo da una vittoria del MoVimento 5 Stelle». Seguiva una lista di possibili tagli: dall’eliminazione delle Province all’accorpamento dei Comuni passando per la riduzione delle spese del Quirinale e l’eliminazione dei contributi a partiti e giornali. L’ultimo punto era: «Taglio delle pensioni sopra i 5.000 euro lordi mensili (subito)». In altri casi il comico ha abbassato il tetto, portandolo a 4 mila euro. Ma la sostanza non cambia. Tant’è che non ha mai riscosso simpatie tra i pensionati. Non a caso dopo le elezioni amministrative del 2013, Grillo ha disegnato due diverse Italie per spiegare il calo di voti del MoVimento: «L’Italia A, composta di chi vive di politica, 500 mila persone, di chi ha la sicurezza di uno stipendio pubblico, 4 milioni di persone, dai pensionati, 19 milioni di persone (da cui vanno dedotte le pensioni minime che sono una vergogna)». E «l’Italia B, di lavoratori autonomi, cassintegrati, precari, piccole e medie imprese, studenti». Ovviamente la prima è «interessata giustamente allo status quo... e dunque ha scelto Pd e Pdl». Ma presto, profetizzava, «l’Italia A capirà che votando chi li rassicura, ma in realtà ha distrutto il Paese, si sta condannando a una via senza ritorno». In attesa che i pensionati cambino idea, il comico non può far altro che tentare di conquistarli.
Sulle pensioni la giravolta di Beppe. E ora anche Farinetti si «grillizza»
Il comico vuole ridurle, ma attacca Renzi: "Ancora credete a questa gente? Riprendiamoci il Paese"
