Se fosse per loro i giornali non esisterebbero. Questione di tempo, la Rete seppellirà le redazioni. Ne sono convinti quasi tutti i pentastellati. A partire dal «guru» Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del MoVimento, che, tuttavia, quando ha scelto di venire allo scoperto l’ha sempre fatto proprio sui giornali. Ha inviato note al «Corriere» e ha rilasciato interviste al «Fatto». Non sarà coerente ma l’approccio dei 5 Stelle ai giornalisti non è cambiato di una virgola. Ieri è toccato al Tg1, «fazioso» secondo gli esponenti del «non partito». Ma nel corso di questi mesi i giornalisti messi al bando sono stati parecchi. In tutto 37 nella rubrica «Il giornalista del giorno». L’ultimo è stato il direttore del «Foglio», Giuliano Ferrara, che, dopo un sondaggio a cui hanno partecipato 16 mila simpatizzanti del comico, ha ricevuto il «premio Stercorario». Grillo ha ricordato che nel 2013 il «Foglio» ha ricevuto 1.523.106,65 euro di finanziamenti pubblici. A seguire, Pierluigi Battista (Corriere della Sera), Corrado Augias (Repubblica), Alessandro Sallusti (Il Giornale). Negli anni non se la sono cavata nemmeno Michele Santoro e Marco Travaglio. Quest’ultimo, tra i preferiti degli attivisti 5 Stelle, ha criticato (come fanno i giornalisti del resto) alcune scelte del MoVimento. Quando i senatori approvarono l’abolizione del reato di immigrazione clandestina, Travaglio scrisse: «Sulla clandestinità i due capi dei 5 stelle hanno perso un’occasione per tacere». Il giudizio non piacque al blog di Grillo che tuonò: «Il Fatto ha sostituito l’Unità come organo del Pd». Travaglio fu catalogato come «fuoco amico». Del resto l’8 settembre del 2007, durante il V-day a Bologna, il comico genovese l’aveva annunciato con queste parole: «Ora vi voglio presentare quello che io vorrei come ministro della Giustizia: Marco Travaglio!». Agli altri cronisti è andata peggio. L’elenco è lungo. Nella rubrica «il giornalista del giorno» è stato più volte attaccato Gad Lerner. La sua colpa è stata quella di aver bocciato l’alleanza europea tra Grillo e Farage: «La propaganda di Nigel Farage contro gli immigrati e i musulmani, le sue uscite volgari contro i gay e contro la parità femminile, vengono minimizzate da Grillo quando sul blog deve rintuzzare le critiche. Ma in realtà egli spera di giovarsene». Frasi che, ovviamente, non sono piaciute al comico, impegnato a far digerire un’intesa che non convinceva tutti gli attivisti. A dicembre nel mirino del comico è passato Massimo Gramellini (La Stampa), che in una trasmissione tv «è riuscito a non citare il M5S parlando della battaglia contro le lobby del gioco d’azzardo, emersa in questa legislatura solo grazie ai cittadini del M5S in Parlamento dopo anni di silenzio omertoso dei partiti». Ma è con «l’Unità» che la battaglia dei pentastellati è stata più amara. A giugno scorso il blog spiegava: «Il nuovo vento della Rete e della fine, lenta ma implacabile, dell’editoria assistita sta producendo i suoi effetti: la scomparsa dei giornali. Un’ottima notizia per un Paese semilibero per la libertà di informazione come l’Italia. Meno giornali significa infatti più informazione». Grillo ha pubblicato tutti i fondi pubblici ottenuti dal giornale del Pd e ha chiarito: «I 57 giornalisti hanno preso l’ultimo stipendio ad aprile e hanno terminato in questi giorni i due anni di solidarietà. Un augurio per una nuova occupazione va a loro e in particolare alle colonne portanti Oppo e Jop». È stato messo al bando anche Francesco Merlo (Repubblica) per aver scritto un articolo contro il deputato Alessandro Di Battista che ha invitato a dialogare con i terroristi. Poi è stato il turno di Ezio Mauro, Vittorio Zucconi, Michele Serra e Sebastiano Messina (Repubblica), Mario Giordano e Giampaolo Pansa (Libero), Roberto Galullo (Il Sole 24 Ore) e tanti altri. Anche Nando Pagnoncelli e Francesco Alberoni. Pochi giorni fa, presentando il sondaggio del «giornalista dell’anno», il blog pubblicava l’elenco completo e spiegava: «La rubrica "Giornalista del giorno" è nata a dicembre dell’anno scorso grazie a Maria Novella Oppo, che all’epoca scriveva per un giornale ormai estinto nonostante le decine di milioni di finanziamenti pubblici ricevuti nel corso degli anni: l’Unità di cui è oggi è rimasto solo il nome alle Feste dell’Inciucio dell’Unità di Renzusconi. Grazie alle vostre segnalazioni e alla prolificità servile dei pennivendoli bipartisan italiani contro il M5S, la rubrica è stata molto attiva». Ieri, invece, i parlamentari 5 Stelle che fanno parte della Vigilanza Rai, hanno presentato un documento al presidente della Tv pubblica per protestare sul servizio andato in onda al Tg1 del 22 agosto, che «clamorosamente distorce la realtà dei fatti». I parlamentari si lamentano soprattutto per l’«atteggiamento inveritiero e assolutamente lontano dai fatti» nella ricostruzione delle polemiche seguite al post scritto da Di Battista sugli scontri in Iraq. E chiedono al presidente della Rai «quali provvedimenti intenda assumere nei confronti del mezzobusto Alberto Matano e della giornalista Claudia Mazzola» e «se non ritenga opportuno sollevare dall’incarico il direttore del Tg1 Mario Orfeo, primo responsabile di una palese disinformazione, in evidente contrasto con i principi di imparzialità e oggettività dell’informazione». Ma il giornalista più odiato della tv è senz’altro Bruno Vespa. Grillo ha confessato: «Quando mi capita di andare in autogrill, non resisto, copro i suoi libri con altri».
Vespa, Ferrara, Orfeo e gli altri 37. Ecco i giornalisti «odiati» da Grillo
Documento contro il Tg1
