cerca

Supplenti, il governo li eliminerà

Il ministro Giannini anticipa la fine dei "prof" precari

Supplenti, il governo li eliminerà

A__WEB

La Sibilla Cumana non avrebbe potuto fare meglio. Proprio ieri il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini sul palco del Meeting di Rimini è tornata a parlare di precariato. Ma lo ha fatto in senso criptico. «Noi non abbiamo tutti i docenti che servono per far funzionare la scuola dall'inizio dell'anno scolastico - ha detto Giannini - pur sapendo che i posti a supplenze sono necessari per il funzionamento. Le supplenze non fanno bene a nessuno». Che vuol dire? Forse che c’è la necessità per la scuola di eliminare per sempre il precariato e passare a una nuova forma di reclutamento. Ma come? Qualcosa del genere è già stato anticipato dal Sottosegretario Reggi. Non è una novità che da parte del governo c’è la volontà di superare l’ormai atavica distinzione tra l’organico di diritto e l’organico di fatto. Ma certo non si possono buttare a mare un esercito di centomila precari, molti dei quali hanno superato la cinquantina e s’incamminano verso l’età della pensione. È plausibile, anzi auspicabile, che il governo si avvierà a un piano straordinario di immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti. Ma sarà Renzi il 29 agosto quando svelerà la riforma epocale della scuola (sembra che se ne sentiranno delle belle)ad illustrare le novità, all'interno delle quali ci sarà pure la questione del precariato. E probabilmente anche l’ufficializzazione dell’introduzione di un concorso ogni due anni. Queste sono le supposizioni degli esperti del settore come «Orizzionte Scuola.it» che ha ipotizzato a coronamento di tutto ciò un nuovo sistema di reclutamento che dovrebbe prevedere un 3+2 + esame di abilitazione + concorso.

In effetti a Rimini la Giannini ha ribadito che «si deve ripensare a nuove soluzioni per reclutamento e progressione carriera» sottolineando come «la carriera non può derivare soltanto dall'anzianità». E dunque servono strumenti diversi: «Insegnanti e presidi non temono la valutazione. Dobbiamo ricondurre la formazione ad un'unico percorso». Parole antiche che suonano nuove nel sistema scolastico italiano.

Le linee guida, spiegano gli esperti, dovrebbero essere ormai abbastanza chiare: contenuti e metodi insegnamento; autonomia istituti. Ha detto pure il ministro: «L'insegnamento deve tornare ad essere bello qualificato ed appassionante e gli insegnanti devono crescere professionalmente grazie all'aggiornamento. Siamo l'unico paese in cui l'aggiornamento degli insegnanti non è obbligatorio». E poi ha sottolineato il potenziamento dell’alternanza scuola lavoro. Nonostante se ne parli da molto tempo (era caldamente auspicato anche nelle riforme Moratti e Gelmini) a tutt’oggi il modello duale scuola lavoro riguarda appena il 9% degli studenti italiani.

Ma torniamo alla necessità «di eliminare i supplenti». I sindacalisti Ugl interpellati in merito «accolgono positivamente» la notizia nella speranza che si traduca nella riduzione dei posti in organico. Intanto però restano sul tappeto insoluti problemi come l’annosa vicenda dei pensionamenti del personale della scuola «quota 96». Proprio il 29 agosto protesteranno in piazza SS Apostoli questi docenti di 65 anni con 31 anni di servizio pensionabili ma costretti a lavorare per colpa di un errore della Legge Monti-Fornero. Sono circa 4.500 e il governo dovrà trovare i fondi per sistemare la loro situazione. Intanto sono costretti a tornare in servizio per il 2014-2015. A sostenere i «quota 96» ci saranno pure i vari comitati di precari che si sono dati appuntamento attraverso il tam tam sui social network. Sarà l’occasione per ritornare sulla frase sibillina della Giannini «Aboliamo i supplenti». A pensar male in queste parole si potrebbe pure prefigurare un gigantesco colpo di spugna che cancella di getto le graduatorie storiche dei precari.

Sono stati calcolati in 8 i miliardi sottratti a partire dal 2008 (a seguito della riforma Gelmini) alla scuola. A questi vanno aggiunti quelli precedentemente avviati da altri Ministri e che spesso non vengono computati nel calcolo. Non si può cancellare un passato di mortificazioni e sacrifici. «Lo Stato tanto per iniziare, versi 10.000 euro di arretrati a un milione di docenti e ata, precari e di ruolo dal 2006». Così risponde l'Anief all'ultimo intervento del ministro Giannini al meeting di Cl. E dunque i paragoni con i colleghi dell’area Ocse non hanno senso «peché guadagnano 8.000 euro in più all'anno di quelli italiani».

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Salvini: "Mi criticano per le divise della polizia? Le porto con onore"

Gracia De Torres e Daniele Sandri
Il Tricolore atterra sui Fori Imperiali: ecco il lancio mozzafiato del paracadutista della Folgore
Sul palco in bermuda, il balletto di Maradona per Maduro