"Soloni e gufi" non potevano ovviamente mancare. Matteo Renzi invia il proprio saluto alla Festa nazionale de l'Unità (che torna a chiamarsi così nonostante sul sito internet campeggi ancora la scritta Festa Democratica) e ripete più o meno lo stesso ritornello che recita da mesi: il risultato straordinario delle elezioni Europee che nessuno si apettava così ampio e convincente, la grande responsabilità affidata al Pd dagli elettori, il governo che è pronto a cambiare l'Italia nei prossimi 1000 giorni. Il tutto in barba ai "gufi", ai "soloni", ma soprattutto a chi dà lezioni. "Ogni tanto - scrive il premier - qualcuno ci viene a fare la lezione sulle priorità che noi abbiamo ben chiare". Tradotto: non abbiamo bisogno di professori. Anche in questo caso non si tratta di un concetto nuovo. Renzi sa perfettamente cosa fare e, promette, lo farà. Dopotutto non può permettersi di fallire "oggi che il Pd è guardato in tutta Europa, e non solo, come un riferimento". I 1000 giorni diventano così "l'orizzonte, la profondità, l'intensità di un mandato di legislatura". C'è anche il tempo per soffermarsi sulle sorti dei due giornali del partito. Da un lato l'Unità ("il giornale di fondato da Antonio Gramsci tornerà a vivere, a creare dibattito, a sferzare e sferzarci"), dall'altro Europa ("più giovane ma vitale"). Poi una certezza: "I giorni della Festa de l'Unità di Bologna (si inizia il 27 agosto e si finisce il 7 settembre ndr) saranno l'occasione per preparare una stagione di governo che sarà difficile e appassionante, perché stiamo cambiando l'Italia. Coinvolgendo, e non escludendo. Correndo, ma senza lasciare nessuno indietro. Aprendo, senza perdere mai il senso di chi siamo e da dove veniamo".
Renzi fa il primo della classe: "Non ci servono lezioni"
Il saluto del segretario alla Festa nazionale de l'Unità: "Il Pd è guardato in tutta Europa come un riferimento"