Era una delle richieste più gettonate nella consultazione avviata da Palazzo Chigi per raccogliere dagli italiani i consigli per la riforma della pubblica amministrazione: il ritorno negli uffici dei sindacalisti, di ogni colore e sigla, distaccati presso le sedi delle organizzazioni dei lavoratori. Un segnale di sobrietà ma anche un risparmio per le casse dello Stato. Ebbene dalla prossima settimana, dal primo settembre, la metà di questi sarà costretta a tornare sulle scrivanie dalle quali sono partiti. Un esodo al contrario messo nero su bianco dal ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, che ha pubblicato sul sito del dicastero la circolare con i criteri da applicare per dimezzare del 50% le ore a disposizione dei rappresentanti delle sigle. A spanne si tratta di oltre mille impiegati di tutti i comparti dello Stato, compresi quelli delle Regioni e degli enti locali. Un numero preciso non è possibile stabilirlo perché i meccanismi con i quali i benefici sindacali sono concessi sono abbastanza complessi. La stima più recente è relativa alla situazione del 2011, quando secondo le tabelle del ministero, a godere del distacco (ovvero l’abbandono del posto in organico per svolgere il 100% dell’attività presso gli uffici sindacali) sono stati 3.348 dipendenti. Attenzione questo non significa che siano stati altrettanti gli impiegati fuori dall’amministrazione. A volte infatti capita che in un anno lo stesso distacco sia suddiviso a metà tra due risorse. Secondo una stima le risorse effettive che rientreranno sono probabilmente un po’ più della metà dunque un numero compreso tra 1.500 e 2 mila unità. Un numero dunque distante dalla previsione del migliaio di lavoratori elaborata da fonti sindacali. In ogni caso una riduzione netta di quelli che a molti sono sembrati finora dei privilegi non più sostenibili dalla finanza pubblica. C’è da considerare, infatti, che la risorsa lavorativa che si trasferisce in un ufficio di una sigla sindacale continua a essere pagata dall’amministrazione di competenza. Un costo al quale si aggiunge un secondo elemento e cioè che in alcuni casi, dove sono erogati servizi alla collettività coma la sanità, l’uscita di un medico va sostituita con un altro dottore che va regolarmente pagato. La ratio della norma firmata dalla Madia è proprio questa, risparmiare e spingere le organizzazioni sindacali a trattenere nelle loro sedi chi fa attività retribuendoli con le propri fondi. Il ragionamento sui numeri fatto finora vale come detto per il 2011, il quadro per il 2012 aggiornato a metà 2013, non è stato ancora pubblicato perché in fase di invio alla Corte dei Conti e al Parlamento. Ma secondo quanto risulta a Il Tempo la situazione negli anni successivi a quello di cui si hanno i dati ufficiali, il 2011, non è cambiata. I distacchi sindacali due anni fa sono stati pari a 845 mila giornate di lavoro i corrispondenti alla assenza dal servizio di 2.315 dipendenti (dato medio ottenuti dividendo il monte ore per 365). I permessi sindacali concessi per partecipare alle riunioni di organismi direttivi sono stati pari a 38.901 giornate pari con la conversione a un numero equivalente di 774 dipendenti assenti dal lavoro. Fin qui le anticipazioni sul 2012. Quanto alle sigle che dovranno pagare il dazio più pesante in termini di rinuncia vanno segnalati ovviamente le confederazioni più grandi. Il riferimento di calcolo questa volta è il dato del 2011. In particolare la Cgil che poteva contare in quell’anno su 906 posizioni di distacco dovrà tagliare, tenuto conto della possibilità di utilizzo da parte di più persone dello stesso istituto, circa 380 distaccati ( un po’ meno della metà). La Cisl con lo stesso criterio spannometrico dovrà rinunciare a 400 lavoratori nei propri uffici visto che i distacchi complessivi erano mille. Sacrificio in vista anche per la Uil che ne perderà tra 200 e 250. Segue la Confsal che dai 327 distacchi a disposizione dovrà calare a meno di 140. Ultima notazione è per alcune categorie come le forze dell’ordine. Per la Polizia di Stato, i Vigili del fuoco, la Polizia Penitenziaria e la Forestale non si applica il dimezzamento dei permessi. Non si tratta di un privilegio, però, ma solo una conseguenza del fatto che i distacchi sindacali per queste categorie è fissata con un apposito atto amministrativo per la particolarità dei servizi che erogano e non con le regole degli altri settori.
Permessi sindacali. È finita la pacchia
Dal primo settembre dimezzati i distacchi dagli uffici pubblici
