Il progresso è sempre auspicabile. Ma va governato da una politica che programmi su orizzonti lunghi. La vicenda di Alitalia che si chiude con un prezzo alto, forse troppo, in termini di lavoratori, è l’emblema di una classe dirigente che non ha compreso in tempo la complessità introdotta dalla globalizzazione. Escono dal perimetro aziendale 2.251 persone, e lo scoop de Il Tempo sulla distribuzione degli esuberi, fornisce una lezione per il futuro. Vanno fuori molti impiegati, i cosiddetti colletti bianchi, fino a qualche anno fa immuni dalle ristrutturazioni e oggi sostituiti dai software. Le aziende che assorbivano migliaia di persone sono preistoria. Serve una nuova modalità di gestione delle crisi occupazionali. Spetta alla politica, quella colta, individuarle. Escono tanti operai specializzati nella manutenzione. Hanno competenze elevate e a loro è stato offerto il trasferimento ad Abu Dhabi, sede logistica del socio Etihad. Una sfida, quella della mobilità geografica che fa paura. Ma anche questa è figlia di un mondo sempre più piccolo che può tramutarsi in opportunità. Conclusione. Nella vicenda di Alitalia c’è la storia del Paese: gli errori del passato, la sfida per il rilancio e il banco di prova per una politica illuminata.
Tra errori e prospettive
di Filippo Caleri