Da capo di Gabinetto di Rutelli, quando era sindaco di Roma, a braccio destro di Bertolaso in Protezione Civile, prima di diventare coordinatore dei Club Forza Silvio. Una carriera «trasversale», quella di Marcello Fiori, su cui anche Berlusconi ha puntato forte. Fiori, cosa succederà in autunno tra Renzi e Berlusconi? «È necessario innanzitutto che il centro-destra si organizzi perché i dati economici sono drammatici e inconfutabili. Sarà un autunno durissimo per gli italiani perché non c'è ripresa e ci sarà anche una stangata fiscale. I numeri parlano chiaro: la disoccupazione nel 2011, con l'ultimo governo Berlusconi, era all'8,8%, dopo la cura Monti, Letta, Renzi siamo arrivati al 12,3%. Anche la disoccupazione giovanile e il debito pubblico sono cresciuti molto, ma il dato più impressionante è quello sulla povertà che riguarda oltre 10 milioni di italiani. La preoccupazione non è per ciò che succede al governo, ma per ciò che succede agli italiani. Questa è la fotografia dell'autunno che ci aspetta». Come si affronta questa crisi? Le ricette economiche tra voi e Renzi sono molto diverse... «Si tratta di capire se di fronte a questi indicatori il governo è in grado di dare le risposte ai cittadini. La nostra è una ricetta liberale, rimettere i soldi nelle tasche delle imprese e degli italiani per far ripartire i consumi, abbassando le tasse. Con Renzi invece la pressione fiscale è passata dal 42% al 44%, è evidente quindi che finora siamo su posizione diverse. Rispetto al 2011 ogni famiglia spende 100 euro in meno ogni mese. Questo crea depressione». Berlusconi ha scritto una lettera ai leader del centro-destra. È possibile riunificare una galassia così frammentata? «Il tema non è fare un accordo di vertice con i leader dei piccoli partiti, che sono più preoccupati di guardagnare qualche decimale alle elezioni, piuttosto che interessati a un progetto politico di grande respiro per il futuro dell'Italia. Berlusconi ha indicato la luna ma hanno guardato il dito. Lui ha detto: «Riaggreghiamo milioni di cittadini che si riconoscono nei valori del centro-destra», gli è stato risposto: «Noi vogliamo la legge elettorale di un certo tipo». Il consenso non si riconquista con gli accordi a tavolino, ma sul territorio, risolvendo i problemi concreti. La nostra gente è arrabbiata con noi, è delusa, per questo non ci vota. Dobbiamo analizzare in profondità le cause, senza risposte di comodo. Dobbiamo intercettare quel consenso restituendo credibilità, serietà e onestà alla politica e ascoltando i cittadini. Chi governa oggi rappresenta una minoranza, perché il 50% non vota e un altro 25% dà un voto di protesta, tra schede bianche e Grillo. Noi abbiamo calcolato che 22 milioni di italiani non hanno una rappresentanza politica. E questo è un problema per tutta la democrazia» È per conquistare questo elettorato che sono nati i Club Forza Silvio? «La missione che mi ha affidato Berlusconi è questa. Le comunità sono lo strumento per riportare alla partecipazione politica attiva i cittadini che si sono allontanati, partendo dai problemi che interessano la vita quotidiana di ciascuno. Anche il popolo di centro-destra, che è la maggioranza nel Paese, si è rifugiato nell'astensionismo. Basti pensare che sono stati persi oltre 8 milioni di voti. Noi dobbiamo rimotivare i nostri elettori attraverso un soggetto politico che porti un cambiamento e un rinnovamento reale». È soddisfatto dei risultati raggiunti in questi 8 mesi? «Sono soddisfatto per gli oltre 12.000 presidenti disposti ad aprire una comunità e a lavorare sul territorio. Questo non può produrre consenso in tempi rapidi, la credibilità si recupera attraverso il lavoro quotidiano sul territorio. Nessuno ha la bacchetta magica, ma questa è la strada giusta per tornare a essere maggioranza politica». L'identikit di chi vuole fondare una Comunità? «Età media al di sotto dei 40 anni, 2/3 sono maschi, persone istruite, equamente distribuiti sul territorio. Ci tengo a sottolineare che il 70% dei presidenti non sono mai stati iscritti a partiti di centro-destra. Questo è il nostro obiettivo, far avvicinare chi non si è mai occupato di politica. Stiamo proponendo loro una scuola di formazione politica, ci si può iscrivere entro settembre, il corso durerà un anno e la prima lezione la terrà a metà ottobre Silvio Berlusconi. Puntiamo attraverso queste comunità a formare una nuova classe dirigente: passione, competenza e merito». Come è stato il passaggio da direttore generale della Protezione Civile a coordinatore dei Club? «In Protezione Civile il mestiere è prevedere, pianificare e organizzare, nella politica non è molto diverso. Ho conosciuto tantissime realtà difficili, occupandomi di emergenze, e ho imparato innanzitutto ad ascoltare e rispettare la gente e a cercare soluzioni». Anche dentro Forza Italia ha trovato una situazione d'emergenza? «La parola emergenza, lasciamola ad altri temi come quelli del lavoro o della povertà. Forza Italia deve organizzarsi, mettere radici popolari, proporre i programmi giusti e costruire una nuova classe dirigente sotto la leadership indiscutibile di Silvio Berlusconi»
Fiori: «Più comunità e giovani Così rinasce il centrodestra»
Intervista al coordinatore dei Club Forza Silvio
