Politica

Emendamenti, uno su mille ce la fa

Nelle leggi approvate fino ad oggi solo il 5% ha avuto il via libera dalle Camere. Loredana De Petris (Sel): «Sono l’unico strumento in mano al Parlamento»

Ore e ore di discussioni inutili, quintali di carta sprecata, ettolitri di inchiostro consumato e giorni e giorni di attività parlamentare gettati al vento, fra il lavoro del deputato o senatore di turno e (soprattutto) quello delle varie segreterie. Tutto per vedere «premiato» appena il 5% del proprio lavoro. Cosa mai porterà via tanto tempo ai politici italiani? Parliamo degli emendamenti, lo strumento normativo attraverso il quale i membri del Parlamento hanno la possibilità di apporre modifiche al testo di un disegno di legge: vengono discussi e votati, uno per uno, in Commissione o in Assemblea, e se approvati cambiano verso al provvedimento. Da tempo, tuttavia, più che un «contributo» dei gruppi parlamentari, gli emendamenti sono diventati uno strumento ostruzionistico, quasi di ricatto politico. Se ne presentano migliaia, quasi tutti in fotocopia (si modificano termini e punteggiatura, o si alterano di pochi spiccioli le cifre), oppure si propongono non per vederli approvati, ma magari per «ricattare» l’altra parte politica. La dimostrazione più eloquente si è avuta durante la discussione del ddl Boschi sulla Riforma del Senato, dove su 12.721 proposte di modifica ne sono state approvate meno di 50. Il dato (pubblicato sul sito Openpolis.it) è ancor più impressionante se si analizzano le statistiche relative alle 10 leggi più corpose approvate dall’attuale Legislatura (governi Letta e Renzi). Su un totale di 33.437 emendamenti presentati da maggioranza, opposizione e governo, ne sono stati approvati appena 1617, vale a dire il 4,8%. C’è da dire, che nell’altro 95,2% ce n’erano alcuni di grotteschi. Prendiamo ad esempio la discussione sul ddl Boschi. Giuseppe Compagnone, ex Pdl ora nel Misto, voleva introdurre in costituzione il «diritto e dovere di ogni cittadino esercitare la resistenza, individuale o collettiva, agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione». Poetico ma forse un po’ pericoloso. Antonio Milo di FI voleva invece introdurre la «Coorte degli eletti» al posto della «Camera dei Deputati». Non ci stupiamo, poi, se per un Decreto come quello Imu-Banca d’Italia, su 3803 emendamenti presentati, ne vengano approvati soltanto 36 (0,95%).

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