«Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un punto complesso ma decisivo. Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. È triste ma è una realtà». Il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista pubblica un lungo post sul blog di Beppe Grillo. Parte dalla spartizione del medioriente negli anni ’20 e arriva alla necessità di costruire una società post-petrolifera che si liberi dalla dipendenza degli Stati Uniti. Le parole di Di Battista fanno infuriare destra e sinistra. Soprattutto per un passaggio: «Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza - spiega il deputato del M5S - io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche non violente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana». Precisa: «Non sto né giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un’azione violenta subita, il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore. Compito difficile ma necessario, altrimenti non si farà altro che far crescere il fenomeno». Dialogo con i terroristi? Protestano Pd, Forza Italia e gli altri partiti. «Le parole del deputato Di Battista non vanno sottovalutate perché rappresentano un pericolo per la tenuta di principi sui quali non si può transigere, e anche perché delineano un indirizzo preoccupante della politica estera del M5S» afferma Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, che spiega ancora: «Non è la prima volta che da alcune voci del M5S vengono espressi atteggiamenti comprensivi se non positivi nei confronti di estremismi o intolleranze, a partire dai giudizi di Beppe Grillo sul regime di Ahmadinejad». In effetti il comico genovese, sposato con una donna di origine iraniana, ha avuto spesso giudizi positivi su Ahmadinejad. Ha riportato anche le opinioni del suocero, scomparso poco tempo fa, su imprese e modi di vivere nel paese. Attacca Barbara Saltamartini (Ncd): «Grillo e i suoi sono imbottiti d’odio. Con loro salta in aria la democrazia e le parole di Di Battista sono una vera e propria istigazione alla cultura della morte contro cui tutti dovrebbero scagliarsi». Netta anche Daniela Santanchè (FI): «Game over per la credibilità e per il margine di tollerabilità del Movimento 5 Stelle. Forse Grillo e compagni non ricordano cosa il terrorismo ha significato per l’Italia e per il mondo: migliaia di vittime, famiglie intere distrutte, un clima di pericolo insostenibile. Di Battista si vergogni. Forse è ignaro di come il terrorismo sia stato sconfitto in Italia e cioè senza dialogo e trattative ma con un contrasto duro e senza aperture. I terroristi sono persone con cui non ci si può sedere a un tavolo per trattare, tanto meno sul futuro di un Paese, come l’Iraq, che ha fame di democrazia». Ma in campo internazionale i pentastellati hanno avuto anche altri scivoloni. Come quando la deputata Emanuela Corda ha definito «vittima» uno dei kamikaze della strage di Nassiriya. Poi si scusò. Subito dopo una sua collega al Senato, Sara Paglini, per rimproverarla, scrisse su Facebook: «Non giustifichiamo tutto, altrimenti mi verrebbe da pensare che un giorno si potrebbe anche dire che le stragi naziste, i morti in Siberia, i regimi violenti come quello di Pino Chet, o i colonnelli in Argentina o Pol Pot in Cambogia furono voluti da vittime di un sistema politico deviato e di un’infanzia sfortunata e infelice». Pino Chet è in realtà Augusto Pinochet. I «colonnelli», invece, farebbero pensare più alla dittatura in Grecia che alla giunta militare argentina ma pazienza. I 5 Stelle, comunque, non si sono mai fermati soltanto a «questo» mondo. Poche settimane fa il deputato Carlo Sibilia ha scritto su Twitter: «Oggi si festeggia anniversario sbarco sulla luna. Dopo 43 anni ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa...». In realtà di anni ne sono passati 45 (20 luglio 1969) ma il parlamentare ha messo in dubbio proprio la missione dell’Apollo 11. A marzo 2013, invece, il deputato Paolo Bernini mostrava a «Ballarò» uno dei documentari «Zeitgeist». E (anche lui come Di Battista) se la prese con gli Stati Uniti: «Non so se lo sapete ma in America hanno già iniziato a mettere i microchip all’interno del corpo umano per registrare, per mettere i soldi, e quindi è un controllo di tutta la popolazione. Quelle persone che se lo fanno iniettare non sanno a cosa vanno incontro. Con internet, visto che molte coscienze si stanno svegliando, queste verità stanno venendo fuori. Infatti col MoVimento 5 Stelle usiamo molto internet e siamo molto coscienti di questa cosa». Microchip sottopelle per controllare i cittadini? Ma in Aula Bernini ha fatto di peggio. Ha sostenuto la tesi secondo cui l’attacco dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York è stato causato da «un lavoro interno». Insomma, «come dicono gli americani, an inside job». Aggiunse: «Ormai il mondo se n’è accorto». Bè, se lo dice lui...
«Sì al dialogo con i terroristi». L’ultima gaffe dei pentastellati
Dal kamikaze della strage di Nassiriya «vittima» al regime di «Pino Chet»
