Politica

Pagano sempre e solo i medici

di Francesco Romeo, Direttore Cattedra Cardiologia Università Tor Vergata

L’Italia, lo dice l’Ocse, è il Paese dove si muore meno per infarto e ictus. Un risultato eccezionale che si ripete per la grande professionalità dei medici. Ora sapere che sono raddoppiate le cause nei confronti dei medici mi porta a fare alcune riflessioni. Prima di tutto, noi medici abbiamo un contratto di obbligazione, ovvero siamo obbligati a mettere in campo tutti i mezzi, la perizia e la diligenza per dare una prestazione più adeguata possibile all’esigenza del paziente. Ma questo non significa che possiamo garantire sul risultato favorevole. Abbiamo un contratto di prestazione non di risultato. Se arriva un paziente in choc cardiogeno, faccio correttamente la procedura ma ciò non garantisce l’esito positivo. Altro dato: queste denunce hanno creato la medicina difensiva, ovvero il medico si attiene rigorosamente ai protocolli con richiesta esagerata di esami e quindi con sprechi e costi non indifferenti, ma non appronta nessuna procedura davanti a una situazione a rischio. Questo significa che aumenta la mortalità perché così il medico, che abbandona l’atteggiamento eroico, evita la denuncia immotivata. Io ritengo che sia giusto denunciare i casi evidenti e sia giusto che il medico paghi, ma se la denuncia si rivela immotivata e quindi infondata dal punto di vista giuridico, dovrebbe scattare la trasmissione al pubblico ministero degli atti per calunnia. Insomma, se il medico ha sbagliato paga, ma se sbagliano i parenti del paziente devono pagare loro. Altra conseguenza di questo sistema esasperato di denunce, è il nuovo atteggiamento delle amministrazioni ospedaliere: con facilità, per evitare le denunce, incoraggiano i familiari ad una transizione che chiude la vicenda senza un’istruttoria adeguata. Inoltre c’è l’aumento sproporzionato delle assicurazioni e del loro costo elevato con conseguenza di costi sulle prestazioni sanitarie, sulla maggiore scelta della sanità privata. Ci vuole rigore nel perseguire gli errori ma bisogna ricordare che il medico non agisce mai con dolo, possono essere l’imperizia o la negligenza da perseguire, ma anche la denuncia immotiva va perseguita per far scattare la calunnia a difesa del professionista. Oggi c’è una tale aspettativa di vita che anche davanti a situazioni di alto rischio i familiari dei pazienti non giustificano la minima complicanza. I medici non sono più disponibili a salvare le situazioni al di là del ragionevole rischio. Pagare sì, ma solo quando si sbaglia, non senza motivo.

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