Politica

Baracche sotto casa del presidente Grasso

Jogging pericoloso nel Parco delle Rane

Le favelas sotto casa non risparmiano neanche il presidente del Senato Pietro Grasso. Baroccopoli anche nel parco delle rane, al Tintoretto, proprio dietro al maxi condominio di 278 famiglie in via Virgilio Maroso, dove abita la seconda carica dello Stato. Non ci consolerà, ma è così. Nella maxi radura, «bella» ma «maltenuta», «ci faceva jogging di buon mattino il presidente quando era ancora a combattere le cosche» dice Erpilia Angelini, una coinquilina. E anche ora che Grasso è il personaggio più importante, dopo il presidente della Repubblica, baracche e sporcizia «sono ancora lì», «batterle è un’impresa più ardua che mettere ko la mafia» conferma. Almeno una cosa buona c’è, le baraccopoli sono una cosa democratica. E ridiamoci su, almeno una volta, che i romani si stanno rodendo il fegato, e non è ancora cambiato niente. Cercavamo una notizia, che li facesse sentire in buona compagnia, e l’abbiamo trovata. Per cercarla molliamo l’aspirapolvere. Tanto la sera a Villa Bonelli rientra la polvere del fumo che si sprigiona e sale dai roghi dei rom alla Magliana. La soffiata arriva alle due del pomeriggio. «Al Tintoretto dietro la casa del presidente del Senato Pietro Grasso ci sono gli insediamenti abusivi». Ma la notizia va confermata. Arriviamo in Vespa sul luogo indicato, in compagnia del fotografo che due giorni prima, per cercare di fotografare l’accampamento sotto il viadotto della rampa della Roma-Fiumicino, alla Magliana, ha dovuto seminare un rom che l’aveva prima speronato e inseguito. Sotto il ponte c’è la targa con via Guido Ballarin e dopo eccoci in via Virgilio Maroso. Fermiamo una signora che esce in auto dal palazzo dove abita il presidente Grasso che ci indica il luogo: «Lo vede questo bel verde, sono nel parco nascosti nella fitta vegetazione» indica un parco poco distante. C’è un canneto. Non è il caso di entrare. Ma prima di imboccare la discesa che costeggia il parco, arrivano due giovani rom che spingono un carrello. Scendiamo. Il parco verdeggiante sembra un posto adatto per nascondere le tendopoli. «Qui è pieno - conferma un residente Marco Lapalorcia, che va in bicicletta - e non tentate di fotografarli perché le favelas sono nascoste, più giù si possono invece vedere, scavati nella radura i loro depositi di rifiuti di ogni genere, con i quali costruiscono nuove baracche» che assediano anche le due aziende della zona, la Mejer-Squibb e la Western Union, sulla piazza.

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