La ’ndrangheta a Roma fa paura e grandi affari. L’ultima inchiesta messa a segno dice che era un rampollo del potente e sanguinario clan Nirta a gestire il traffico di cocaina nella Capitale, con presenze di vari esponenti della famiglia segnalate nel quartiere di Montespaccato. La cosca mafiosa è la stessa coinvolta insieme ad altre nella strage di Duisburg, in Germania, avvenuta nel Ferragosto 2007. Il boss è il giovane Francesco, 27 anni, già catturato nel luglio di un anno fa proprio a Roma, alla stazione Termini, mentre si confondeva tra le migliaia di viaggiatori, tradito dal costoso orologio che portava al polso mentre per depistare i finanzieri aveva detto che era uno studente fuori sede, residente nella zona dei Colli Albani. È stato raggiunto in cella da un’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito anche Vincenzo Trimarchi, Giuseppe Galluccio, Carlo Moretti e Antonio Giovanni Staiti. A tutti li ha messi alle corde l’inchiesta durata tre anni della Guardia di finanza di Reggio Calabria del colonnello Domenico Napolitano, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Quella di ieri è la seconda fase dell’indagine firmata dal gip Domenico Santoro. La prima si è conclusa il 24 luglio scorso con il fermo di dieci indagati (altri tre sono latitanti) contro i quali ieri il giudice ha convalidato la misura con l’accusa di traffico di stupefacente proveniente da vari Paesi del Sud America, trasportato su cointainer di frutta o legname, messo su navi che sbarcavano al porto di Gioia Tauro e che raggiungeva le varie destinazioni italiane ed europee su strada, nascosto nei camion. Nel blitz sono state sequestrate 14 auto (una blindata per proteggersi da possibili attentati), 25 immobili (case e ville di lusso, una col grande ritratto di padre Pio e una bunker nascosto dietro a un pannello dei tubi dell’acqua), 34 terreni, 10 imprese nei settori trasporti, materiali edili, prodotti medicali, sale giochi, agricoltura e allevamento. E ancora: rapporti bancari, postali e assicurativi. Valore totale del patrimonio: circa 10 milioni di euro. Secondo le indagini, Nirta svolgeva un ruolo importante. Riceveva i carichi dalla Calabria, incontrava i responsabili delle varie zone, sia italiani, sia stranieri, come i nordafricani. I finanzieri hanno seguito gli spostamenti del boss, hanno visto e documentato chi stringeva accordi con lui, e hanno confezionato i capi di accusa sostenuti dalla Procura e sottoscritti dal Gip. Nelle carte del provvedimento ci sono anche altri indagati, anche rimani, coloro che spalleggiavano il boss e sui quali continuano le indagini della Finanza.
A Roma tonnellate di «coca» calabrese
I carichi gestiti da Francesco Nirta, rampollo della sanguinaria cosca
