A meno di ventiquattr’ore dalla diffusione delle stime di Moody’s sul pil, peggiori di quelle già allarmanti dell’Istat, ieri è arrivata l’ennesima doccia fredda per il premier Renzi. Il debito pubblico continua a correre e a giugno ha raggiunto il livello record di 2.168,4 miliardi. In un mese è cresciuto di 2,1 miliardi e in sei mesi di ben 99,1 miliardi. A completare il quadro drammatico del Paese, c’è il dato delle entrate diminuite del 7,7%. Numeri che aggiunti alle stime di crescita con il pil in negativo, all’andamento dei consumi e all’inflazione, sono indicatori di una crisi strutturale. Appare in modo sempre più evidente che la situazione reale del Paese stride con quanto è stato scritto dal governo nel Def, il Documento di economia e finanza. Le stime elaborate dal ministero dell’Economia appaiono più che ottimistiche e quindi dovranno essere riscritte. Va però fatta un’osservazione. Il dato sul debito è lordo. Se si tiene conto del forte aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, salite a 105,2 miliardi contro i 92,2 di fine maggio e i 57,8 di gennaio, emerge che il debito netto ha iniziato a scendere: 2.063 miliardi rispetto ai 2.074 del mese precedente. La forte liquidità del Tesoro risponde alla strategia di approfittare dei bassi tassi d’interesse per emettere più titoli di Stato di quanto sarebbe stato necessario al fabbisogno. Questo per evitare di trovarsi alle strette nella seconda metà dell’anno, quando una quota importante del debito pubblico andrà a scadenza proprio mentre è atteso un aumento dei tassi. Piuttosto che rifinanziarsi in quel momento, il Tesoro ha preferito accumulare risorse in una fase favorevole. Tanto più che a breve dovrà fare i conti con le vendite di titoli preannunciate dalle banche italiane, che oggi hanno 402 miliardi di Btp, Cct e Ctz sui 1.822 miliardi in circolazione a luglio (erano 1.758 a febbraio). Per quanto riguarda i vari settori, risulta che il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 5,6 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 3,6 miliardi mentre il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato. Nei primi sei mesi il debito pubblico è aumentato di 99,1 miliardi, riflettendo il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (36,2 miliardi) e l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (67,6 miliardi). E se il fabbisogno nel primo semestre è cresciuto è dovuto anche all’erogazione di 4,3 miliardi come sostegno finanziario ai paesi dell'area dell'euro. Nel complesso, la quota di competenza italiana del sostegno finanziario ai paesi dell'area era pari alla fine dello scorso giugno a 59,9 miliardi. Un altro indicatore della paralisi dell’economia è l’andamento delle entrate tributarie. Nonostante l’alta pressione fiscale, sono state pari a giugno a 42,7 miliardi, in calo del 7,7% (3,5 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2013. Nei primi sei mesi dell'anno sono diminuite dello 0,7% (1,3 miliardi). Bankitalia spiega che «tenendo conto di una disomogeneità nella contabilizzazione di alcuni incassi la riduzione delle entrate tributarie sarebbe stata più pronunciata». Va ricordato che l’agenzia di rating Moody’s, nell’analisi sull’Italia diffusa due giorni fa, ha previsto che il rapporto tra il debito e il Pil toccherà quest’anno un picco del 136,4%, per poi scendere al 135,8% nel 2015. Le associazioni dei consumatori hanno calcolato che la massa del debito rappresenta «un gravame di 36.225 euro sulle spalle di ogni italiano». Secondo Adusbef e Federconsumatori, in cinque mesi «il governo Renzi ha accresciuto il debito pro capite di 875 euro; il governo Letta di 1.105 euro; il governo Monti di 2.163 euro e il governo Berlusconi di 4.390 euro». Secondo le due associazioni il debito ha avuto un aumento medio mensile di 6.230 miliardi con Berlusconi, 7,5 miliardi con Monti, 6,5 con Letta e 12.228 con Renzi. OLtre all’analisi le due associazioni ofrono anche una ricetta per abbattere il debito: «occorre vendere oro e riserve di Bankitalia incassando oltre 100 miliardi di euro e poi investire in ricerca, ridurre le Autorità e favorire la concorrenza».
Nuovo record per Renzi, debito al top
Secondo la Banca d’Italia è cresciuto a giugno a quota 2.168 miliardi Pesa anche il versamento di 4,3 miliardi per aiutare i Paesi dell’Eurozona
