Renzi è pronto a varare una manovra dolorosa di tagli perchè non sa dove trovare i soldi per rilanciare l’economia eppure si permette di non spendere i fondi che l’Europa ci mette a disposizione. L’incapacità di impiegare le risorse comunitarie è una malattia cronica del nostro Paese che si colloca in fondo alla graduatoria europea per capacità di spesa. La causa è da ricercarsi nelle carenze di tipo organizzativo che producono lentezze nell’esecuzione dei progetti, nelle inefficienze burocratiche e nell’incapacità di presentare progetti appropriati. Soltanto due Paesi sono riusciti a fare peggio di noi: la Croazia semplicemente perché, essendo stata ammessa nell'Ue soltanto nel 2013, non ha avuto il tempo materiale di spendere tali risorse, tra l'altro piuttosto esigue e la Romania. Dei 27,92 miliardi di euro stanziati dalla Ue nel settennato 2007-2013, l’Italia finora è riuscita a spendere solo 13,53 miliardi. Se entro il 31 dicembre 2015 non riuscirà a utilizzare i restanti 14,39 miliardi, scatterà la restituzione automatica. Questi fondi equivalgono a oltre l'1% del Pil registrato dal Paese nel 2013 (1.362,5 miliardi di euro). A fare un quadro della situazione, in base ai dati aggiornati ad aprile 2014, è una ricerca dell'Eurispes che sottolinea come «questa inefficienza di spese può rivelarsi tutt'altro che indolore, per quanto riguarda l'Italia, perché una volta trascorso il 31 dicembre 2015, l'Unione non sarà più vincolata a erogare i fondi che aveva impegnato per il periodo di bilancio 2007-2013». Dal dossier emerge un ritardo cronico nei confronti degli altri Paesi membri, che vantano tassi di esecuzione decisamente più elevati del nostro. Ad esempio, il tasso di attuazione dei programmi operativi finanziati dal Fesr si attesta poco al di sopra del 45%, un valore ben al di sotto della media Ue (60,81%), e del paese che ha registrato la performance più lusinghiera, la Lituania (80,1%). Percentuali analoghe si riscontrano relativamente al tasso di realizzazione dei programmi legati all'obiettivo «Convergenza». Anche in questo caso, provvede la solita Romania, a salvare seppur parzialmente l'onore dell'Italia, mentre il primo della classe è un altro paese baltico, l'Estonia (78,3%). Il tasso di realizzazione è leggermente più lusinghiero per quanto riguarda i programmi finanziati dal Fse, con il 58,66% di spesa delle risorse impegnate, e un 16° posto su 26. Per l'ennesima volta, il più elevato tasso di realizzazione spetta a un paese baltico, la Lettonia, che registra lo sbalorditivo tasso di realizzazione del 95%, ben superiore al 63,5% che rappresenta la media Ue. Altrettanto mediocre la performance legata alla realizzazione dell'obiettivo «Competitività», che registra la spesa del 59,1% dei fondi impegnati dall'Ue, leggermente al di sotto della media (62,57), e in tredicesima posizione su 19 Stati: una graduatoria guidata dalla Grecia, con l'85,8% delle attività realizzate in termini di fondi comunitari spesi.
Inutilizzati 14 miliardi: così l’Italia rinuncia al «tesoro» della Ue
Laura Della Pasqual.dellapasqua@iltempo.it Renzi è pronto a varare una manovra dolorosa di tagli perchè non sa dove trovare i soldi per rilanciare l’economia eppure si permette di non spendere i...
