Pioggia di polemiche sul caso marò dopo la telefonata di ieri tra il premier Renzi e il primo ministro indiano Narendra Modi, che ha chiesto all’Italia fiducia per la giustizia di Nuova Delhi. Il delegato del Cocer della Marina (il «sindacato» dei militari), Vito Alò, ha sottolineato che è necessario andare subito «verso l'arbitrato internazionale in maniera concreta e restituiamo l'onorabilità al nostro Paese e agli uomini e le donne che lo difendono». «L'Italia - ha continuato Alò - non può permettersi, come ha chiesto Modi, di riconoscere la giustizia indiana e consentire che i due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, vengano processati in India. Tutto ciò ricadrebbe sia sull'immagine dell'Italia, riguardo all'immunità funzionale degli operatori dello Stato, sia sull'efficacia della nostra diplomazia estesa ad ogni singolo cittadino che si reca all'estero». Durissimo il giudizio di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale: «Il governo indiano, attraverso le parole del premier Modi, sbugiarda Renzi, Mogherini e l'intero castello di menzogne che l'Esecutivo italiano ha costruito. Come già denunciato da FdI-An, si confermano false le dichiarazioni del ministro Mogherini che aveva affermato pubblicamente l'avvio della procedura di arbitrato internazionale». E mentre Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm), indica l’intervento della Croce Rossa come miglior soluzione, Giorgio Prinzi, amministratore del Gruppo Facebook «Riportiamo a casa i due militari prigionieri» e il generale Termentini ritengono che questa sia una opzione pericolosa e impraticabile. «Si continui invece sulla strada dell’internazionalizzazione - scrive sul suo blog Luis Alberto Orellana, della commissione Esteri di Palazzo Madama - senza lasciarsi incantare dai soliti indiani».
Il Cocer sui marò: subito il tribunale internazionale
Riportiamoli a casaPolemiche dopo la telefonata tra il primo ministro italiano e quello indiano
