Politica

Quell’invasione che non vuole fermarsi

Il Vecchio Continente ha troppo presto applaudito la primavera araba

Va bene, Tavecchio è stato certamente poco delicato a dire quello che ha detto a proposito delle banane e degli immigrati, va bene, avrebbe dovuto pensarci un po' su prima di sostenere che da noi arrivano tutti e pur non sapendo fare niente di particolare, poi un lavoro lo trovano o meglio, una squadra di calcio la trovano, perchè di calcio stava parlando il candidato alla guida della Federcalcio, e vanno bene anche le esternazioni, le rimostranze, i disagi manifestati dai soliti noti che non appena si parla di immigrati e non di migranti, di clandestini e non di richiedenti asilo, storcono la bocca e cominciano a pontificare, insomma, va bene tutto, ma adesso però basta, perchè alle esternazioni dovrebbe comunque far seguito un'analisi fredda e meno buonista del fenomeno immigratorio. In Italia ne stanno arrivano centinaia ogni giorno, i centri di raccolta sono ormai al collasso, le spese (sará poco elegante sottolinearlo, ma cosí è) che lo Stato deve affrontare sono innegabilmente rilevanti, tanto da rappresentare una piccola finanziaria, la popolazione incomincia a non poterne piú per l'insicurezza che avverte esserci nelle strade e, anche, non ne può piú di vedersi scavalcata in ogni dove dall'immigrato di turno che, in quanto tale, ha sempre, costantemente, una corsia preferenziale davanti a sè. A fronte di questo problema, perchè l'immigrazione, checchè ne dicano l'onorevole Boldrini e le anime belle delle porte di casa spalancate e delle frontiere abbattute, è un problema e non un'opportunitá che ci è stata data dal cielo, che fa lo Stato italiano? Niente, o quasi niente. Certo, non siamo la Spagna che qualche giorno fa ha ricacciato indietro circa un migliaio di clandestini che a Melilla, l'enclave spagnola in Marocco, cercava di scavalcare la doppia rete di protezione e non siamo nemmeno l'Austria che che respinto un centinaio di immigrati rimandandoli da dove venivano, cioè qui da noi, in buona sostanza, i nostri governanti non hanno né gli attributi né il desiderio di tutelare la nostra identitá, ma almeno potrebbero fare qualcosa in favore dei milioni di cittadini che campano con la pensione minima e vedono che gli ultimi arrivati sono invece trattati con tutti i riguardi. Ecco, vorremmo che venisse pianificata una strategia politica tendente a non trasformare l'Italia in una colonia africana, fermo restando il rischio che comporta un'accoglienza fatta ad occhi chiusi, mentre noi gli occhi li chiudiamo, altri li aprono per bene, e sono gli eventuali integralisti islamici sempre pronti a cogliere ogni oppurtunitá venga loro data per infiltrarsi in Europa. E siccome la strada più breve perchè questo accada passa attraverso l'Italia, va da sé che la loro presenza sui barconi è una possibilità che non va affatto scartata. Ma da dove partono queste carrette del mare? Dalla Libia del dopo Gheddafi! Ovvero da quella nazione che avrebbe dovuto diventare, caduto il dittatore, democratica, libera e paradisiaca. Ricordiamo tutti, infatti, i bei discorsi sul diritto dei popoli di scegliersi i governanti, sul valore delle lezioni e blablabla, e ricordiamo anche chi erano gli attori che andavano recitando questo copione a memoria, copione che presentava come incipit le due parole entrate poi nel parlare comune: primavera araba. L'Italia, accodandosi a Francia e Inghilterra, ha appoggiato i ribelli, senza riflettere sulle conseguenze. Abbiamo seminato vento e adesso è inevitabile che si raccolga tempesta, il che rende felici - lo sappiamo - coloro che, pur essendo nati qui, non amano come dovrebbero il nostro Paese.

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