Sono le favelas all’amatriciana. Ci mancavano, ora ne abbiamo in abbondanza. Sono un nuovo aspetto della cartolina di Roma, sempre più caotica e sporca. Gli insediamenti abusivi punteggiano senza controllo quasi tutte le zone della Capitale e si moltiplicano come le pustole di un male incurabile. È una specie di piano regolatore alternativo con il quale sta prendendo corpo una città nella città. Difficilmente censibile. In verità, a dare le dimensioni di un fenomeno perverso, pensano puntualmente i romani con le loro quotidiane denunce, che restano inascoltate, perché si perdono nel groviglio di telefonate e appelli che centralini automatici e terribilmente asettici, smistano da un ufficio all’altro, senza dare una risposta. Non la dà neppure il sindaco Marino che di frequente si compiace di una specie di multietnicità romana, fatta, tuttavia, prevalentemente di una popolazione stracciona, che vive nell’illegalità, dedita ai furti, al raggiro dei turisti, al presidio sfrontato di interi quartieri. È il trionfo della peggiore anarchia. Anche così Roma galoppa verso la sua seconda, millenaria decadenza. Almeno prima aveva conosciuto fasti purtroppo sconosciuti a tutti noi.
Lo scandalo deve finire
di Riccardo Scarpa