Il Parlamento va in ferie, per quasi un mese, in controtendenza con gli italiani costretti a ridurre sempre più il budget destinato alla villeggiatura. Ma a tenere compagnia ai semplici cittadini ci sarà il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha ridotto all’osso il periodo da dedicare al mare. Impossibile, peraltro, distrarsi dai nodi economici che potrebbero ripresentarsi già prima di settembre. E così Renzi, dopo la parentesi «scout» di San Rossore e il tour al sud che partirà da Napoli ma dovrebbe toccare anche la Calabria con l’obiettivo di trasmettere un messaggio di fiducia agli italiani, passerà il suo agosto a stretto contatto con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e con i tecnici di via XX Settembre. Sul tavolo la necessità di reperire poco più di tre miliardi per evitare che a inizio gennaio scatti la clausola di salvaguardia prevista dalla legge di stabilità e che, di conseguenza, subiscano un taglio drastico tutte le detrazioni fiscali, aggravando ulteriormente la situazione delle tasche degli italiani. Anche se, nella peggiore delle ipotesi, il governo è pronto a rimodulare il taglio delle detrazioni per colpire maggiormente i ceti più abbienti e magari non toccare in nessun modo le classi più in difficoltà. Il mese di lavoro, poi, si concluderà il 29 agosto, quando è stato fissato il Consiglio dei ministri per licenziare il decreto «sblocca Italia». Ma alcuni nodi economici, come detto, potrebbero presentarsi in anticipo. Negli ultimi giorni, infatti, sono in tanti a guardare con preoccupazione a quello che sta accadendo a Piazza Affari. Nell’ultima settimana di scambi, la borsa di Milano ha perso il 5,7%, bruciando praticamente in sette giorni tutto quanto aveva guadagnato dall’inizio del 2014. Appena un po’ meglio era andata la settimana precedente, quando la curva della flessione si era attestata al 3,3%. A pesare sono stati tanti fattori, compresa la pubblicazione dei dati dell’Istat sul Pil (-0,2% nel secondo trimestre, -0,3 dall’inizio dell’anno) che hanno certificato il ritorno in recessione dell’Italia, e il richiamo di Draghi a fare al più presto le riforme (fisco, burocrazia, lavoro) necessarie a far ripartire l’economia. Ma a preoccupare è anche un altro dato, quello dello spread. La settimana si è chiusa con il differenziale ra Btp e Bund tedeschi a 176 punti base, ma nel corso degli ultimi, difficili giorni, il divario con i titoli di Stato tedeschi era arrivato a sfiorare la soglia psicologica dei 200 punti. Comunque lontanissimi dal minimo di 132 toccato a giugno, nel momento di massima fiducia nel governo Renzi. Agosto, peraltro, è sempre un periodo di grande delicatezza per i mercati. Gli scambi tendono a diminuire e così anche operazioni finanziarie di non grandissima portata rischiano di lasciare il segno in termini numerici. A far tenere alta l’attenzione, anche altri fattori. È di qualche giorno fa l’annuncio choc di Gldoman Sachs, che ha definito «non più appetibili» i titoli di Stato italiani. E un campanello d’allarme è suonato anche confrontando i valori del volume di scambi rispetto agli ultimi anni. All’inizio della settimana scorsa si viaggiava su una media di controvalore di poco superiore ai due miliardi di euro, ma in alcuni giorni si è toccata addirittura la quota di tre miliardi e mezzo. Valori molto superiori rispetto alle normali abitudini estive della Borsa di Milano. Difficile scoprirne le ragioni, ma è ipotizzabile che gli investitori esteri abbiano deciso di alleggerire sostanzialmente la loro posizione sui nostri mercati, tornati d’improvviso a rischio. Certo, la situazione non è ancora paragonabile a quella del 2011 e lo stesso Draghi ha già giocato in contropiede annunciando che la Bce è pronta a usare «strumenti non convenzionali» contro la speculazione. Ma il rischio di un’estate calda c’è tutto. Anche perché i vari fronti caldi sulla politica internazionale non aiutano. La tensione in Medio Oriente e la crisi Ucraina costituiscono altre bombe pronte ad esplodere sui mercati. Da questo punto di vista, l’Italia rischia di essere la più esposta. I segnali che arrivano dagli altri mercati, infatti, sono assai più rassicuranti. Sia Wall Street che Madrid, infatti, non hanno pagato molto in termini di performance, mentre a vedersela male - quasi quanto l’Italia - è la Grecia, con Atene che ha perso in una settimana il 4% in Borsa. Anche a causa, pare, dei minori arrivi dalla Russia sul fronte del turismo per le sanzioni internazionali. Sanzioni alle quali Mosca ha risposto con lo stop alle importazioni di prodotti alimentari europei. Un’altra mazzata potenziale, se ce ne fosse bisogno, all’economia italiana.
Agosto di lavoro per il premier mentre torna l’incubo spread
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