Politica

Primo sì al ddl Boschi. Ma la fronda cresce

Obiettivi: fine del bicameralismo perfetto. A Palazzo Madama in 100 senza elezione diretta LEGGI ANCHE Maria Elena ha baci per tutti

Primo via libera alla riforma del Senato con 183 voti favorevoli, 14 in più rispetto a quelli che il governo Renzi raccolse a palazzo Madama il 24 febbraio scorso, quando all’atto dell’insediamento ottenne la fiducia con il sì di 169 senatori (Pd, Ncd, Per le Autonomie, Per l'Italia, Scelta civica). Ieri il Movimento Cinque Stelle, Sel, il gruppo misto e la Lega si sono astenuti. Anzi, sono usciti in fila indiana dall’aula. Se gli stessi gruppi avessero votato compatti (mentre come, si sa, ci sono stati senatori ribelli) e se anche Forza Italia avesse dato il via libera con tutti i suoi 59 membri, il ddl sarebbe dovuto passare con 229 voti a favore. Mancano all’appello 46 voti: la fronda cresce. Questa, comunque, è una fase importante, ma preliminare: ci saranno quattro/cinque letture, ed è lo stesso relatore Calderoli a ricordarlo, facendo notare l’utilizzo da parte di Grasso del «canguro jet», che ha fatto saltare un gran numero di emendamenti. Il ministro Boschi sa che il percorso è lungo: «Non è mai venuta meno la determinazione, è un primo segnale della voglia di cambiamento e della capacità di rispettare gli impegni presi con i cittadini». La riforma della Costituzione, passata ieri in prima lettura al Senato, ridisegna la composizione e le funzioni di palazzo Madama. Il Senato non sarà più eletto direttamente, rappresenterà le istituzioni territoriali e sarà composto da sindaci e consiglieri regionali. Si supera così il bicameralismo perfetto e si modifica, in parte, il federalismo introdotto con la riforma costituzionale del titolo V, attuata nel 2001, eliminando le materie concorrenti tra Stato e Regioni. Il numero dei senatori scende a 100 (95 arriveranno dalle Regioni, tra consiglieri e sindaci e 5 senatori di nomina del capo dello Stato). Saranno i consigli regionali e i consigli delle province autonome di Trento e Bolzano a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre ciascuna Regione eleggerà un senatore tra i sindaci dei rispettivi territori. La ripartizione dei seggi tra le varie regioni avverrà «in proporzione alla loro popolazione», ma nessuna regione potrà avere meno di due senatori. I nuovi senatori non avranno più l’indennità, a differenza dei colleghi deputati. Inoltre la riforma conferisce solo alla Camera «il rapporto di fiducia con il governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del governo». Al Senato delle autonomie invece spetta il compito di rappresentare le istituzioni territoriali. Tutte le leggi saranno di competenza della Camera, e arriva il referendum propositivo, una nuova forma di democrazia diretta che si affiancherà a quello abrogativo.

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