«Noi abbiamo dei dati in Italia che non sono ancora positivi. Dobbiamo mettere il più davanti. Però alcuni dati dicono che anche paesi come la Germania iniziano a dare dei segnali non belli. È il segno che un po’ tutta l’eurozona deve riflettere su se stessa». Matteo Renzi, ospite di In Onda su La7, dà la sua lettura dei dati Istat che hanno certificato la recessione italiana. «L’Italia non è finita, con buona pace dei gufi e degli sciacalli» dice il premier, «tecnicamente non siamo mai usciti dalla recessione, ora per ripartire è necessario attrarre investimenti». Non è mancato un commento sulle parole di Mario Draghi: «Io sono d’accordo con lui» ha esordito Renzi. «Il presidente della Bce ha detto una cosa sacrosanta: abbiamo bisogno di rimettere in ordine l’Italia per farla diventare più competitiva. Per questo motivo servono le riforme. Con le riforme l’Italia torna a crescere e a volare». Il premier ha poi provato a ridimensionare la portata dell’invito di Draghi a cedere sovranità alla Ue sulle riforme: «Draghi ha fatto un ragionamento più ampio sull’Europa. Non ha detto che l’Italia deve andare verso una cessione di sovranità sulle riforme, ma ha parlato di Eurozona». Infine il premier ha analizzato la situazione di vari settori dell’economia italiana. «Se va via Fiat perché non possiamo immaginare un’altra realtà che venga a investire nel nostro Paese?». «Anche se aprono le imprese straniere qui, poi temono che ci vogliano 940 giorni per avere giustizia», ha aggiunto. «Siamo convinti che a Taranto e a Piombino, anche a Terni, la siderurgia deve ripartire. Se poi la proprietà sia cinese o indiana, non importa, a noi interessa il lavoro» il passaggio conclusivo sul settore siderurgico.
Matteo: «Tutta l’Eurozona si interroghi su se stessa»
«Noi abbiamo dei dati in Italia che non sono ancora positivi. Dobbiamo mettere il più davanti. Però alcuni dati dicono che anche paesi come la Germania iniziano a dare dei segnali non belli. È il...
