Politica

C’era una volta Alitalia privilegi e tanti sprechi

Errori manageriali, liquidazioni milionarie e trattamenti di favore

C’era una volta l’Alitalia. Con la firma di oggi tra l’ex compagnia di bandiera e Etihad, un pezzo della storia industriale italiana viene archiviata. È la storia di un’industria dominata dai boiardi di Stato, in cui la presenza pubblica è stata invasiva e corrosiva. Alitalia quale simbolo di sperperi, di clientele, di salvataggi a spese dei contribuenti, di privatizzazioni raffazzonate, di una classe imprenditoriale di «capitani», coraggiosi nelle dichiarazioni e pavidi nei fatti. C’era una volta l’Alitalia delle retribuzioni d’oro, dei privilegi e delle liquidazioni miliardarie al di fuori da qualsiasi logica di mercato e di compatibilità di bilancio, delle migliaia di biglietti gratis a politici, amici e Vip, delle consulenze e collaborazioni milionarie e completamente inutili. Una storia molto italiana di mala gestione politica proseguita indisturbata con l’avallo dei sindacati. Fino a quando non è stato più possibile mettere la testa sotto la sabbia, fino a quando quello che sembrava un pozzo senza fondo, si è esaurito: Alitalia è arrivata a perdere 1 milione di euro al giorno. La storia di Alitalia è costellata da incredibili errori manageriali; un volo lungo quasi 70 anni. La prima grave crisi risale agli anni Novanta. Il governo Prodi, per cercare di tamponarla, dà il via alla prima privatizzazione e cede circa il 37% delle azioni della società. Resta negli annali della storia delle mega liquidazioni quella di Cimoli. L’ad promette di riportare in attivo i conti a partire dal bilancio 2006. Dopo la semestrale in rosso rettifica la previsione, definendo l'utile un obiettivo non più raggiungibile. Cimoli se ne va con una liquidazione da 2.800.000 euro, nettamente superiore a quella degli amministratori delegati di compagnie in utile quali Klm (il quadruplo) e British Airways (il triplo) e il Governo Prodi avoca a sé la crisi della compagnia aerea. Gli ex ad Giancarlo Cimoli e Francesco Mengozzi saranno rinviati a giudizio insieme ad altri 5 ex manager della compagnia di bandiera. Secondo l’accusa si sarebbe trattato di una «dissipazione» della compagnia di bandiera con «operazioni abnormi sotto il profilo economico e gestionale» che avrebbero causato perdite per oltre 4 miliardi di euro fino al 2007. Interviene anche la Corte dei Conti che chiede un maxi-risarcimento da 3 miliardi di euro a 17 ex funzionari di Alitalia, tra cui Cimoli e Mengozzi. Dopo vari tentativi di vendita andati a vuoto Air France-Klm presenta una proposta che prevedeva un totale di 2.100 esuberi. L’offerta viene accolta freddamente dai sindacati che non si accontentarono del forte piano di accompagnamento sociale e delle assicurazioni di Air France di «non abbandonare nessun dipendente». Al no dei sindacati e dei rappresentanti dei piloti si aggiunge la campagna di Berlusconi sulla salvaguardia dell’italianità della compagnia. L’accordo va a monte e a rilevare un’Alitalia in caduta libera arriva la cordata Cai. Con il piano Fenice, la vecchia compagnia muore per rinascere dalle proprie ceneri. Il 13 gennaio 2009 decolla il primo volo della nuova Alitalia. Ma, nonostante l’ottimismo per alcuni segnali di ripresa, nei primi sei mesi del 2013 il bilancio della società registra 294 milioni di perdite. La storia di Alitalia è ricca di esempi di clientele e sprechi. Un capitolo è quello delle consulenze d’oro. All'assemblea degli azionisti dell'11 luglio 2007, il presidente Berardino Libonati rivela che «Alitalia ha corrisposto a McKinsey negli anni 2004, 2005 e 2006, 42 milioni di euro, oltre ad Iva». Poi, aggiunge Libonati, c'è «il rapporto contrattuale con Accenture avviato nel 2005, finalizzato al progetto di ristrutturazione del sistema amministrativo-contabile, per circa 30 milioni di euro complessivi». Altra caratteristica tipica di Alitalia era quella della distribuzione a pioggia delle tessere del Club Freccia Alata (Cfa), il privilegio più esclusivo concesso dalla compagnia. La Freccia Alata dà diritto all'uso delle salette per vip negli aeroporti, a una corsia preferenziale nelle prenotazioni, ai posti nelle prime file sugli aerei, a una procedura d'imbarco più rapida, evitando le file. Non dà diritto al biglietto gratuito: quello, salvo eccezioni, si paga. È un trattamento per clienti di riguardo, lo fanno tutte le compagnie con i clienti più assidui, i «grandi volatori», che sono circa 50mila. Ma Alitalia ha l’abitudine di «omaggiare» con l'ambita tesserina color oro anche a clienti che non ne hanno diritto: politici, alte cariche dello Stato, magistrati, militari, manager, attori, cantanti, giornalisti, o anche solo «amici» di persone importanti.

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