L’unica certezza che in quresto momento ha il governo è che è finita la "stagione del più". A marzo e ad aprile e finanche per buona parte di maggio cib sono stati diversi indicatori che sembravano far intendere la fine della recessione, la fine del declino, l’inizio dell’inversione di rotta. Come la ripresa del traffico autostradale, per esempio. Oppure come la ripartenza delle spese con carte di credito. Il pensiero che pervadeva il governo era che gli 80 euro in busta paga per chi ha un reddito sotto i 25mila euro potesse fungere da acceleratore. Così non è stato. Spiega una autorevole esponente economico di governo: «Sono aumentati i depositi bancari e i consumi sono rimasti fermi». In pratica gli 80 euro, chi li ha avuti, li ha lasciati in banca. Questo è un elemento ancora più eloquente della situazione del Paese: gli italiani hanno paura, paura del futuro, non credono nel futuro. E se hanno timore del domani è ben difficile che arrivi la ripresa. Oggi l’Istat renderà noti i dati sulla produzione industriale. Il governo si aspetta che il dato del secondo trimestre 2014 non abbia il "più" davanti. Sarà zero, se non addirittura -0,1%. Nel primo trimestre aveva fatto segnare un -0,1%, ciò vuol dire che se avrà ancora il segno meno l’Italia è tornata in recessione (è considerata tale quando si registrano dati negativi per due trimestri successivi). Quel che è certo è che l’Italia non è ripartita, purtroppo. Bene fa il premier Renzi a non drammatizzare perché il rischio vero è che l’Italia si avviti su sè stessa con un effetto devastante. Però il presidente del Consiglio ha ricevuto a palazzo Chigi il ministero dell’Economia Pier Carlo Padoan. Due ore di incontro per fare il punto della situazione. Il governo è sempre più deciso ad andare avanti sulla spending review e la riorganizzazione generale della spesa anche se il commissario Cottarelli dovesse lasciare come ormai appare ineludibile. Intanto, ci sono le categorie. Che scalpitano. Confcommercio accusa: se si cerca la ripres adei consumi per effetto degli 80 euro si può trovarlo nella crescita tendenziale dei consumi a giugno pari allo 0,4%, corrispondente a un +0,1% sul mese di maggio. Troppo poco rispetto alle attese, denunciano i commercianti, per cui si tratta di segnali positivi ma straordinariamente deboli e insufficienti per affermare che la domanda delle famiglie sia giunta a un incoraggiante punto di svolta. Renzi non ci sta e replica secco: «A quelli che dicono che 80 euro non sono tanti rispondo che 11 milioni di italiani la pensano in modo diverso. Ancora non siamo fuori dalla situazione di difficoltà, ancora c’è molto da fare».
Niente «più» per il Pil, il governo accelera sulla spending
Renzi convoca Padoan: premier e ministro sono decisi a procedere sui tagli alla spesa
