Matteo Renzi vede il traguardo. Il primo di una lunga corsa a tappe, ma pur sempre un traguardo. L’iter delle riforme costituzionali a Palazzo Madama - dopo la bagarre sui primi due articoli riguardante il Senato non elettivo e la sua composizione - procede ora a passo spedito e l’obiettivo di approvare in prima lettura il ddl costituzionale presentato dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi entro l’8 agosto è a un passo. «Inizia un cambiamento storico», dice il presidente del Consiglio, per il quale il voto del Senato è la prova del nove. Il premier non vuole perdersi il rush finale. Il traguardo potrebbe già arrivare domani e il presidente del Consiglio sta valutando l’ipotesi di un intervento in Aula. Ieri intanto sono stati approvati gli articoli 13, 14, 16, 17, 18 e 20. Tra l’altro è stato introdotto un giudizio preventivo di costituzionalità delle leggi elettorali da parte della Consulta, si è deciso lo stop ai decreti omnibus e che il Capo Stato può rinviare anche parti delle leggi. Il Senato inoltre non voterà le leggi di amnistia e indulto. L’esecutivo - che ieri ha incassato anche la fiducia su decreto Pubblica amministrazione - quindi accelera. «Quanti - si chiede Renzi - avrebbero scommesso venti giorni fa che saremmo arrivati dove siamo? È stato ridotto il numero delle persone che vivono con la politica e di politica». Insomma per il presidente del Consiglio e segretario del Pd da Palazzo Madama sta arrivando «un segnale bellissimo». «Bisogna avere il passo del maratoneta - spiega comunque Renzi - Gli italiani ci chiedono di cambiare e cambieremo». Le opposizioni e il fronte bipartisan dei frondisti nel frattempo restano sulle barricate. Un emendamento presentato dal dissidente Pd Felice Casson che lasicava al Senato il potere di decidere su amnistia e indulto è stato bocciato con voto segreto per soli due voti. L’incidente era a un passo e nel Pd non si manca di osservare come al momento del voto segreto in Aula non fossero presenti i dissidenti Dem Corradino Mineo, Massimo Mucchetti e Paolo Corsini. Polemiche anche sul MoVimento 5 Stelle, i cui senatori - usciti di nuovo per protesta - sono rientrati in Aula solo per partecipare al voto segreto e tentare di mandare sotto il governo. Ma al di là delle proteste di Sel, dele critiche del M5S e delle invettive della Lega, l’iter del ddl Boschi procede speditamente. Tanto che le forze politiche già pensano al prossimo step, ovvero alla questione della legge elettorale. L’Italicum del resto fa parte integrante del pacchetto di riforme istituzionali. Angelino Alfano ha incontrato Renzi, ribadendo tre obiettivi: premio di maggioranza robusto «perché chi vince ha diritto di governare»; le preferenze; soglie «ragionevoli» perché l’opposizione ha diritto a essere rappresentata. Anche gli altri partiti di maggioranza guardano al nuovo sistema di voto e ieri mattina hanno avuto una riunione al Senato a margine dei lavori sulle riforme. Sul tavolo anche la legge di stabilità. «C’è stato un atteggiamento positivo da parte di tutti - spiega Mario Mauro (Popolari per l’Italia) - Le riforme costituzionali potevano rappresentare un’occasione affinché le forze di maggioranza diverse del Pd ponessero con forza le proprie posizioni inducendo Renzi ad aprire un dialogo vero. Purtroppo non è accaduto e abbiamo perso un’occasione, ma adesso c’è la legge di stabilità». Certo il rischio che «Forza Italia possa nuovamente correre in soccorso di Renzi» sulla legge di stabilità c’è ed è concreto, ma è anche vero che per Berlusconi potrebbe rappresentare un boomerang. Prima dell’assoluzione del Cav in secondo grado per il processo Ruby FI era sull’orlo della scissione sull’appoggio a Renzi sulle riforme. Una larga parte del partito - quella che fa capo al presidente dei deputati azzurri Renato Brunetta - non ha mai usato mezzi termini nel dire che un conto è dialogare su Italicum, Senato e Titolo V, altro conto il giudizio sui provvedimenti economici del governo. Il Mattinale ha sempre parlato di politiche fallimentari e inconcludenti, di conti pubblici fuori controllo e di nuove tasse in arrivo. Cosa accadrebbe in FI se Berlusconi decidesse di soccorrere Renzi sulla legge di stabilità? Probabilmente la rivoluzione. Di qui la strategia delle altre forze di maggioranza: puntare sul fatto che Renzi difficilmente potrà avere il soccorso esterno del Cav sui provvedimenti economici e, di conseguenza, dovrà ascoltare i temi che gli verranno posti da Ncd, Udc, Popolari e Scelta Civica. «Vorrei chiedere a Renzi: quante maggioranze hai? - rincara la dose Mario Mauro - Dia un risposta, abbia il coraggio di darla. Se ritiene indispensabile avere una doppia maggioranza, una per l’esecutivo e una per le riforme, e se è vero, com’è vero, che l’Italicum è parte integrante del patto del Nazareno, dovremmo essere coerenti e passare prima all’appoggio esterno e poi uscire dalla maggioranza». L’autunno si preannuncia caldo.
Incidente sfiorato su amnistia e indulto
Il governo si salva per due voti: il Senato non voterà le leggi sulla clemenza. Il via libera del ddl costituzionale tra domani e venerdì. Renzi parlerà in Aula
