Ha fatto il colpaccio in uno dei palazzi del potere di Roma, in una delle impenetrabili roccaforti parlamentari. E per un po’ gli è andata bene, perché è il barista del quinto piano. È diventato rapinatore per un giorno, il primo delle sue ferie. Lo avrebbe fatto «per pagare le bollette», ha detto ai poliziotti che lo arrestavano. Forse perché indebitato e preda degli strozzini: sono ipotesi investigative. Il fattaccio lo ha messo a segno anche se le sue vittime lo hanno riconosciuto pure con il volto coperto da una maschera da diavolo rosso e gli hanno detto: «Ma che fai, stai scherzando?». Sfruttando il fatto che da anni passava quel portone e superava metal detector e controlli per prendere servizio alla buvette, ieri mattina Luigi Luchetta, 38 anni, è riuscito a infilarsi nella stanza della filiale, a mettersi sulla faccia quella figura infernale, a minacciare gli impiegati con un coltellaccio da cucina portato da casa, a razziare il denaro e a fuggire da un’uscita secondaria con circa 12 mila euro dal Banco di Napoli di San Macuto, in via della Minerva, dove si trovano le Commissioni bicamerali, l’Antimafia e il Copasir, in un edificio rinascimentale incastrato tra il Pantheon e la piazza che porta il nome del fondatore dei gesuiti, Ignazio da Loyola. È stato un brivido durato poco più di un’ora, dalle 9,30 di fino a poco prima delle undici, quando i poliziotti lo hanno preso nell’ufficio postale di piazza Fernando De Lucia, in zona Montesacro, mentre faceva un bonifico di quattromila euro alla moglie sudamericana con la quale abita a poca distanza, assieme ai suoi due figli piccoli. Luigi Luchetta non è il classico malvivente che sfida la sorte e scommette tutto, faccia e libertà, per poche migliaia di euro. «Ho fatto una cavolata per pagare le utenze», si è disperato con gli agenti che hanno fatto irruzione nelle Poste. Il barista il piano lo aveva studiato nei giorni scorsi. Pare che la sua situazione economica non fosse facile (e ora lo sarà ancora meno). È dipendente della Milano 90, società del gruppo Scarpellini, che alla politica italiana dà in uso diversi immobili (per citarne solo alcuni: Palazzo Bologna ospita gli uffici del Senato, e il complesso Marini, dove si trovano gli uffici della Camera). Da tempo la società si barcamena tra gli strali della crisi economica. E anche il barista era stato colpito dal brutto periodo, costretto con un contratto al 50%, praticamente a circa 600 euro al mese. Allora ha preso forma il pensiero della rapina. Ieri mattina ha afferrato l’arma bianca ed è salito sulla sua auto diretto a San Macuto. È arrivato dopo le 9. Senza difficoltà ha passato i controlli, è entrato nella stanzetta alla sinistra del piano terra. Si è infilato la brutta maschera da carnevale e si è fatto consegnare i soldi: circa 12 mila euro. Poi per uscire ha preso l’ascensore fino al quinto piano, è salito al sesto dove si trova il montacarichi, ci è entrato ed è sceso fino alla porta di servizio, in fondo a via del Seminario. Subito scattato l’allarme. La polizia ha sentito gli impiegati e ha visto le scene della rapina registrate dal sistema di videosorveglianza. Si sono dati subito da fare. Hanno seguito le tracce telematiche lasciate dal telefonino, hanno visto dove risiede il barista con la famiglia e si sono precipitati a Montesacro. Lui era nell’agenzia di piazza Fernando De Lucia, per fare il bonifico da quattromila euro sul conto della moglie.
Il ragazzo della buvette rapina la Camera
Il barista di San Macuto supera i controlli e mascherato da demonio rapina 12 mila euro. Furti per fame, lontani i bei tempi quando Fabrizi rubava un tram
