Il governo ha reinserito la norma che salva le aspettative dei magistrati i quali, però, dovranno fare i conti con una riforma della giustizia che non potrà non contenere, in qualche modo, la responsabilità civile delle toghe. Con il maxiemendamento al decreto legge sulla Pubblica amministrazione, su cui è stata posta la fiducia, vengono fatte salve le aspettative dei magistrati già concesse prima dell’entrata in vigore del decreto stesso. Più precisamente, il dl stabilisce che i giudici, per assumere incarichi nei ministeri, saranno costretti a essere messi fuori ruolo e non potranno più godere dell’aspettativa. Quindi chi ha terminato i 10 anni di fuori ruolo, previsti dalla legge Severino, dovrà scegliere se lasciare la magistratura o invece gli incarichi ai ministeri. Con una norma aggiuntiva - che ora però la commissione Bilancio chiede di cambiare - lo stop sarebbe dovuta valere anche per gli incarichi attualmente in corso. Durante l’esame alla Camera e in particolare durante una seduta della commissione Bilancio, che stava preparando il parere al dl, si è «materializzata» quella che alcuni funzionari del governo hanno chiamato norma «salva magistrato». Anche alla Camera l’intenzione era quella di introdurre la norma tramite una condizione della commissione Bilancio, che però poi è ricomparsa nel passaggio al Senato. «Il governo prende atto e si impegna a recepire» i rilievi della commissione Bilancio del Senato sulle aspettative dei magistrati. In questo modo il sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, intervenendo in Aula a Palazzo Madama, ha quindi accolto la richiesta dei commissari di eliminare dal maxiemendamento al dl P.a., sul quale è stata posta la fiducia, la parte che consiste in uno stop alle aspettative dei magistrati, anche se già in corso, che saranno così salvate. Nel futuro, comunque, i magistrati dovranno avere a che fare, in un modo o nell’altro, con la responsabilità civile. «Il nostro punto di partenza non è stata la responsabilità civile. Questa è una delle 12 priorità che abbiamo indicato, ma siamo partiti dalle riforme sul civile e sulla criminalità economica, poste come priorità fin dall’inizio». Così il guardasigilli, Andrea Orlando, ha replicato alla grandinata di polemiche sulla riforma della giustizia. In particolare a quelle del presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, concentrate sulla responsabilità civile dei magistrati. Ma questa fa parte di quel pacchetto di riforme per le quali il dicastero e l’esecutivo non hanno alcuna intenzione di fare marcia indietro. «Per noi le priorità sono chiare: il punto di partenza non è la responsabilità civile dei giudici, ma riteniamo importante tutti i 12 punti degli obiettivi della riforma», ha detto Orlando al termine di una riunione al dicastero di via Arenula con diverse realtà del mondo dell’economia. «Per noi - ha aggiunto - la priorità è il processo civile e il contrasto alla criminalità economica. Il problema è la diversa attenzione mediatica che questi temi hanno. Se dovessimo indicare una scansione, dall’inizio abbiamo indicato il civile, poi l’innovazione e l’efficienza del’organizzione. Dopo questi - ha proseguito il Guardasigilli- ci sono altri capitoli che stiamo progressivamente affrontando, e procederemo a blocchi». «Siamo apertissimi a qualunque tipo di valutazione», ma «non possiamo tornare a situazioni che rendano difficile, se non impossibile, questo tipo di rimedio», ha aggiunto. E «corale apprezzamento» da parte dei rappresentanti del mondo economico «è stato espresso sulle riforme che introducono nuovi reati per contrastare la criminalità economica, e condivisione si è avuta anche per quanto riguarda quello sul falso in bilancio». Il guardasigilli ha annunciato inoltre che sarà nominato nei prossimi giorni il nuovo capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Orlando, conversando con i cronisti al termine della una riunione a via Arenula sulle riforme con i rappresentanti del mondo economico e sindacale, ha proseguito: «Avevo detto che dopo il decreto carceri e Strasburgo ci sarebbe stato tempo e modo di fare le valutazioni». Orlando, dunque, porterà «a breve» in Consiglio dei ministri la sua proposta sul nuovo capo del Dap. Stefania Prestigiacomo di Forza Italia ha commentato affermando che «la riforma della giustizia, inclusa la responsabilità civile dei magistrati, è un tassello indispensabile all’interno del processo di riforme. Uno Stato che non offre garanzie ai propri cittadini non può dirsi completamente democratico, anche alla luce delle recenti indicazioni della Corte europea. È opportuno che anche l’Anm, che oggi rappresenta più un organo politico che un’associazione rappresentativa, si apra al piano di rinnovamento ed eviti di definire, con tono del tutto pregiudiziale, le linee guida fornite dal ministro Orlando, una stretta al potere giudiziario».
Il governo impone la norma «salva toghe»
I magistrati attualmente in aspettativa non dovranno rinunciare. Orlando: «Sulla responsabilità civile non ci sarà marcia indietro»
