Slitta l’incontro tra il premier Matteo Renzi e il presidente di FI Silvio Berlusconi inizialmente previsto per oggi a pranzo per concordare le modifiche all’Italicum necessarie per blindare l’iter delle riforme costituzionali. Il Cav rientrerà a Roma oggi in giornata. Sono frequenti i contatti tra l’entourage del presidente del Consiglio con quello di Berlusconi per verificare gli impegni in agenda dei due leader e concordare la data del summit che si terrà o domani o addirittura nella mattinata di giovedì. Il patto del Nazareno da tempo suscita perplessità, insinuazioni e aspre polemiche sia da parte di frange della maggioranza sia dalle opposizioni, MoVimento 5 Stelle in testa. Dubbi che Renzi respinge al mittente: nell’accordo non c’è «nessuna legge ad personal» a favore del Cav. Per le riforme - spiega il premier in un’intervista a La Repubblica - «tutti siamo fondamentali. I numeri ci sono anche senza di lui ma dopo anni di riforme l’uno contro l’altro, ora si è affermato il principio di farle insieme. Mi sembra un passo in avanti nella cultura politica italiana». Renzi spiega come nel Patto del Nazareno sia scritto «quello che si legge negli atti parlamentari sulle riforme. Ma vi pare che io firmi una cosa con Berlusconi e la metta in un cassetto? Questa è la tipica cultura del sospetto di una parte della sinistra. Io ho declassificato il segreto di Stato sulle stragi e vado a nascondere un patto di questo tipo? C’è scritto quello che abbiamo messo negli atti parlamentari». Alla domanda su cosa farebbe se Berlusconi gli chiedesse di facilitare l’approvazione di una norma che gli permette di candidarsi alle prossime elezioni bypassando la legge Severino, il premier risponde: «Non lo ha fatto, non credo lo farà. Del resto la Severino è una legge votata dal Pdl e sono certo che sia finito il tempo delle leggi ad personam. Anche perché i percorsi giudiziari sono andati, con tutto ciò che sappiamo. Basta proporre passaggi impropri tra le riforme e le utilità del leader di FI. Dopo le riforme, torneremo ad essere divisi. Anzi, facciamo le riforme proprio per evitare in futuro di essere costretti a governare insieme». Ma sulle modifiche all’Italicum non mancano le polemiche, soprattutto su soglie di sbarramento e preferenze. Il capogruppo FI in Senato Paolo Romani conferma che l’incontro tra Renzi e Berlusconi si terrà questa settimana e apre a un’intesa con Ncd: «La soglia del 4% (anziché del 4,5 per i partiti in coalizione ndr.) è possibile e si può discutere. Se vogliamo ragionarci insieme per la coalizione di centrodestra ne possiamo parlare, ma se un partito se la vuole vedere da solo parlando cn Renzi non si può più parlare di coalizione di centrodestra». Il riferimento al coordinatore nazionale Ncd Gaetano Quagliariello è esplicito. Il Nuovo Centrodestra però prosegue nella propria battaglia. Quagliariello ribadisce che la riforma del Senato impone modifiche all’Italicum anche in considerazione del nuovo assetto delle Camere. Una proposta che trova l’apertura del capogruppo alla Camera dei Popolari Lorenzo Dellai. Quagliariello chiede anche l’innalzamento della soglia dal 37% al 50% per ottenere il premio di maggioranza al primo turno, la possibilità di apparentamenti nell’eventuale secondo turno e le preferenze, cavallo di battaglia di Angelino Alfano ribadito da Renato Schifani e Maurizio Sacconi. Proprio sulle preferenze il Pd si spacca. Il vicepresidente della Camera e renziani di ferro Roberto Giachetti invita il premier «a non farsi tentare dalle preferenze», perché così «si mette in discussione la storia maggioritaria dell’Italicum». Ai renziani non piace neanche l’ipotesi dei capilista bloccati e gli altri seggi assegnati con le preferenze. Ma la base del partito mugugna. Il dalemiano Umberto Marroni incalza: «Ma Giachetti non digiunava contro le liste bloccate?». Valeria Valente dice no alle preferenze («sono un rimedio peggiore del male»), mentre Stella Bianchi preferisce i collegi plurinominali. Insomma, il solito tutti contro tutti: alla fine deciderà Renzi da solo. Nel frattempo le votazioni in Senato sul ddl costituzionale presentato dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi procedono a ritmo spedito per chiudere l’8 agosto. Approvati ieri 7 articoli: i futuri nuovi senatori non percepiranno alcuna indennità, ma godranno dell’immunità parlamentare. Spariscono i senatori a vita; confermata la previsione per cui i membri del Parlamento eserciteranno le loro funzioni senza vincolo di mandato. «Non ci saranno più senatori a vita. Abolite le indennità. Le cose stanno davvero cambiando, è #lavoltabuona», il commento su Twitter del responsabile comunicazione del Pd Francesco Nicodemo ritwittato da Renzi.
Renzi: nessun patto segreto col Cav
Slitta a domani o giovedì il vertice tra il premier e il presidente di FI
