L’esecutivo infatti ha presentato un emendamento al suo decreto legge sulla Pubblica amministrazione che rivede i limiti d’età per il pensionamento d’ufficio, eliminando il tetto dei 68 anni inserito per professori universitari e medici. Restano invece le soglie previste per il resto dei dipendenti pubblici (62 anni e 65 per i medici). Ritornano anche le penalizzazioni per chi esce a 62 anni e viene cancellata la possibilità di andare in pensione per i cosiddetti quota 96, i circa 4 mila insegnanti e collaboratori scolastici rimasti incastrati nelle maglie della riforma Fornero. Eliminati pure i benefici per le vittime del terrorismo. È stata il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia in persona a fare l’annuncio che mai avrebbe voluto fare, a ratificarlo è toccato alle commissione Affari costituzionali del Senato, che ha licenziato il testo inserendo le quattro modifiche.Il provvedimento ha ricevuto anche il via libera del Senato ai requisiti di necessità e urgenza: l’esame del provvedimento è iniziato ieri sera. Il governo, con l’emendamento che di fatto blocca il pensionamento di 4mila insegnanti, accoglie così i rilievi della Ragioneria dello Stato che aveva evidenziato problemi di coperture. Anche il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, aveva criticato quella norma entrando in polemica con il Parlamento ma di fatto anche con l’esecutivo (e Matteo Renzi non l’ha presa molto bene). Ma rischia di sollevare un nuovo polverone, come quello che a gennaio ha fatto traballare il governo Letta, che solo in extremis decise di cancellare il prelievo di 150 euro dalla busta paga degli insegnanti per gli scatti di anzianità «indebitamente» erogati. Caustico il commento del segretario della Lega Nord: «Quattromila insegnanti, fregati dalla Fornero, sono stati ri-fregati da Renzi. Dovevano andare in pensione, ma il governo non trova i soldi... Altra promessa non mantenuta, altra Renzata». Il ministro Madia ha spiegato che l’ipotesi di porre la fiducia in Senato sul decreto «sembra ragionevole», visto che anche alla Camera si è utilizzato questo strumento. «Dobbiamo correre» ha aggiunto il ministro. In serata lo stesso Matteo Renzi ha fatto sapere che si porrà rimedio. A quanto si è appreso, il premier ha ritenuto giusto togliere la norma sulla "quota 96" dal decreto perché non c’entrava nulla con la ratio della riforma. Tuttavia, il capo del governo avrebbe intenzione di presentare un intervento sulla scuola per fine agosto, che coprirebbe una platea più ampia rispetto ai quattromila che rientravano nella "quota 96". Ma la vicenda ha aperto un conflitto all’interno del Pd. Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, in un’intervista all’Huffington post ha detto: «Certo: io la norma su "quota 96" la difendo e rivendico. Ed è inutile nascondere la polvere sotto il tappeto: nel Mef c’è sempre stata una scuola di pensiero che si è sempre opposta all’indicazione di tutte le forze politiche per sanare l’errore della riforma Fornero, che ha bloccato in servizio 4mila insegnanti che avevano maturato la cosiddetta "quota 96" per andare in pensione. Tra l’altro, è diventata ormai "quota 98", visto che dalla riforma Fornero sono passati due anni... Io non mi posso sentir dire da esponenti della burocrazia o da un commissario del governo che si rischia l’effetto emulativo se colmi la lacuna che ha provocato questo scempio. Dunque, mi auguro che il presidente del Consiglio faccia sua questa battaglia e risolva il problema nelle prossime ore tra questo decreto e quello annunciato sulla scuola».
Pasticcio quota 96, dietrofront del governo
Salta la norma per anticipare la pensione a insegnanti e professori Renzi: «Faremo un intervento più ampio a fine mese». È guerra nel Pd
