In ogni Paese la rappresentanza democratica ha i mezzi necessari per poter svolgere la sua attività. Ma se i cittadini si convincono che la democrazia rappresentativa non serva più a niente, allora è inevitabile che ogni spesa per alimentarla sia ritenuta inutile. In Italia è passata questa linea: la rappresentanza è un costo parassitario. Questo è il vero golpismo strisciante, al di là delle questioni di merito che coinvolgono gli uffici dei parlamentari, gli stipendi o gli altri «privilegi». Le cose non potevano prendere una piega diversa. Le riforme costituzionali abbatteranno il Senato ma non subito, nel 2018. Dunque, da una parte viene confermato che il Senato va abolito, in quanto inutile e costoso, ma, dall’altra, si precisa che dobbiamo sopportare i suoi costi e la sua inutilità ancora per quattro anni. Ma allora se gli stessi senatori si descrivono come abusivi, come è possibile che gli italiani percepiscano la rappresentanza come un valore? C’è anche una questione di qualità politica, conseguenza degli uomini che amministrano e che non hanno visione. Oggi le istituzioni sono cadute sotto lo zero. È evidente che non hanno più rapporto con il popolo. Un tempo le mura delle città erano difese dai cittadini che le ritenevano la protezione delle loro case. Adesso, invece, le istituzioni non hanno più difese. Il distacco è talmente forte che anche Beppe Grillo è diventato debole perché il suo movimento di contestazione si è istituzionalizzato. Siamo dunque di fronte a un circolo vizioso. Se non ritorna l’identificazione tra popolo e istituzioni non si uscirà da questa destrutturazione della democrazia. Ma sono convinto che la coscienza democratica non sia stata distrutta, è soltanto sommersa. C’è ancora speranza. * Ex ministro socialista
Politici inutili senza cittadini
di Rino Formica, ex ministro socialista