Politica

Sulle carceri nuova rissa al Senato

Lega e grillini protestano: indulto mascherato, Renzi aiuta i criminali Alla fine il decreto viene approvato col voto di fiducia e diventa legge

Ancora bagarre al Senato, ma stavolta le riforme istituzionali non c’entrano. Pietra dello scandalo è il decreto Carceri. Approvato venerdì l’articolo 2 del disegno di legge di revisione costituzionale presentato dal ministro Maria Elena Boschi, l’Aula di Palazzo Madama si concentra infatti sulla conversione del decreto Carceri, fresco di approvazione a Montecitorio. Ed è su questo provvedimento che si scatena una nuova bufera in Senato. Sul dl Carceri il governo pone la questione di fiducia. Intervenendo in Aula il ministro della Giustizia Andrea Orlando spiega come «in questi anni non ci sono stati né indulti né amnistie striscianti. Nessuno si è visto cancellare la propria pena». «La sentenza Torregiani - sottolinea il Guardasigilli - non è la causa ma la conseguenza di una dinamica che ci ha portato a sfiorare i 70mila detenuti tra il 2011 e il 2012 e ad avere tra i tassi di recidiva più alti». La seduta di Palazzo Madama inizia però in un clima di forte tensione con i senatori del MoVimento 5 Stelle subito all’attacco. Il grillino Alberto Airola definisce «servi di Renzi» i colleghi della maggioranza e «cialtroni» i membri del governo. La conferenza dei capigruppo decide poi a maggioranza il voto di fiducia per le 13, mentre l’esame sulle riforme riprenderà domani, saltando la seduta prevista per oggi. Una decisione che scatena ancora di più le opposizioni, che insorgono in Aula chiedendo che si mantenga il calendario originario, con seduta notturna ieri sulle riforme e per tutta la giornata di oggi. Richiesta però messa ai voti e bocciata dall’Assemblea. I grillini ritengono però «inammissibile» la modifica del calendario e che «si decidache, per andare al mare, non si lavori domenica». Per i grillini, quella posta dal governo è «una fiducia balneare». Anche Sel, con Loredana De Petris, contesta il cambio di calendario: «Prendiamo atto che è la maggioranza che chiede di cambiare, visto che eravamo stati noi ad essere accusati di non voler lavorare». E propone che «il ddl anticorruzione venga portato in Aula quanto prima». Il capogruppo della Lega, Gian Marco Centinaio afferma: «Visto che Renzi ci accusa di pensare solo alla cadrega, di essere poltronari, mentre qui è la maggioranza che pensa solo al volo per tornare a casa il weekend, si era detto che si lavorava sabato e domenica, io non voglio andare al mare, io mi sono portato il cambio per tutta la settimana e ho detto ai miei senatori di non fare le ferie». Le proteste dell’opposizione, tuttavia, non sortiscono effetti: lAula vota sulle modifiche al calendario approvandole. Alla fine il decreto Carceri viene approvato con 162 voti favorevoli e 39 contrari e diventa legge. Il testo votato è infatti quello che ha già ottenuto il via libera alla Camera: l’emendamento soppressivo approvato in commissione Giustizia due giorni fa (secondo il quale i magistrati di prima nomina non possono svolgere le funzioni di magistrati di sorveglianza) viene infatti espunta dal testo su cui il governo ha chiesto la fiducia e verrà riproposta già nel decreto Pa, già licenziato a Montecitorio e ora approdato in commissione al Senato. «Intendiamo inserire questa norma al primo provvedimento utile, con una nuova attenzione in modo organico sul tema dei nuovi accessi in magistratura», la spiegazione all’Aula del ministro Orlando. Il decreto prevede più magistrati di soerveglianza, più agenti penitenziari (meno ispettori, più agenti e stretta sui distacchi del personale Dap presso ministeri o pubbliche amministrazioni). Nuove norme per i domiciliari: l’imputato che lascia il carcere si recherà ai domiciliari senza l’accompagnamento delle forze dell’ordine. Vengono introdotto il divieto di custodia cautelare in carcere in caso di pena non superiore ai tre anni e sconti di pena o soldi ai detenuti reclusi in «condizioni inumane». Per compensare la violazione della Convenzione sui diritti dell’uomo, infatti, se la pena è ancora da espiare è previsto un abbuono di un giorno di detenzione ogni dieci passati in celle sovraffollate. Provvedimenti che non piacciono alla Lega Nord. «Renzi sta dalla parte dei criminali», recita uno striscione srotolato in Aula dai senatori del Carroccio. I leghisti, oltre allo striscione, tengono in mano una serie di fac simile di banconote da 8 euro, la stessa somma che - accusa il capogruppo Gian Marco Centinaio - «sarà data ogni giorno ai detenuti». «Questo decreto è un indulto mascherato, che mette solo una pezza al problema del sovraffollamento delle carceri, senza risolverlo davvero», è invece la critica grillina.

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