Per ora sembra tutto in discesa. La decisione dell’ufficio di presidenza è stata discussa parecchio ma poi presa senza particolari problemi. Tanto che dopo pochi giorni è stata spedita la lettera con cui Montecitorio ha comunicato alla «Milano 90», la società che ha dato in locazione alla Camera tre edifici nel centro storico di Roma, la cancellazione dei contratti di affitto. Ma le cose potrebbero essere anche più complesse. Oltre alla prevedibile denuncia che potrebbe presentare Sergio Scarpellini, forte dei termini che erano indicati nei contratti firmati a suo tempo, ci sono alcuni deputati che promettono battaglia. Durante la discussione nell’ufficio di presidenza ci sono stati alcuni onorevoli che hanno richiesto un’indennità aggiuntiva per pagare l’ufficio. «Finora il costo dell’affitto dei nostri spazi è stato a carico di Montecitorio, se verranno disdetti i contratti è giusto che la Camera si faccia carico comunque delle nostre spese», avrebbe detto un deputato, supportato anche da altri. Non si sarebbero ipotizzate cifre, si è parlato genericamente di qualche migliaio di euro, quello che servirebbe per affittare un ufficio in centro storico. A quel punto, sarebbe stata la presidente della Camera Laura Boldrini a escludere la possibilità, sottolineando che in questo momento non sarebbe accettabile di aumentare i privilegi dei deputati. Formalmente saranno i questori di Montecitorio a cercare una soluzione. Probabilmente valutando anche la possibilità di utilizzare uffici in altri Palazzi che sono già usati dalla Camera. Saranno 405 deputati a perdere la stanza nei tre Palazzi Marini a partire dal 1° gennaio 2015. Gli altri hanno uffici in altri edifici, come i capigruppo, che sono sistemati nel palazzo che si trova in via degli Uffici del Vicario, a due passi dalla Camera, e collegato a Montecitorio attraverso un breve corridoio pensile, che scavalca via della Missione. Nei giorni scorsi è stata la numero uno della Camera, Boldrini, a snocciolare i dati sull’Aula. «Lo dice il bilancio di questi primi sedici mesi - ha spiegato - siamo una Camera che lavora molto, soprattutto se si fa il confronto con le legislature precedenti. Qui non ci annoiamo». Ha aggiunto: «È aumentato il numero di sedute dell’aula e delle commissioni e sono aumentate le ore di lavoro. Mi dispiace parecchio quando vedo immagini dell’Aula semivuota senza spiegazioni. Ma l’opinione pubblica deve sapere che l’Aula a volte è semivuota perché i colleghi lavorano in commissione, altrimenti si alimenta l’idea che qua dentro non si faccia niente». Infine la presidente ha assicurato che Montecitorio continuerà sulla strada del contenimento della spesa: «Noi non usiamo l’accetta ma tagliamo in modo sostenibile sprechi perché ci sia più sintonia tra dentro e fuori il Palazzo». Le stesse parole che la Boldrini ha indirizzato una settimana fa ai dipendenti di Montecitorio, che hanno protestato per i tagli agli stipendi. Il tetto massimo sarà di 240 mila euro lordi all’anno (ora il segretario generale porta a casa più di 400 mila euro). In proporzione verranno abbassati tutti gli altri compensi che, dopo una ventina d’anni di anzianità, superano attualmente i 100 mila euro anche per le fasce più basse.
Ma c’è chi pretende un’altra indennità
No della Boldrini: niente soldi in più