Dopo una lunga gestazione, finalmente è approvato il bilancio preventivo 2014 di Roma Capitale. L'impresa era ardua, per un comune appesantito da anni di crescita della spesa e di deficit di bilancio. E l'impegno profuso è plasticamente reso dalle sessioni notturne per l'approvazione. Un drammatico disavanzo, un enorme indebitamento, costi più alti di città comparabili e servizi che (eufemisticamente) non fanno la felicità dei cittadini, pongono gli amministratori di fronte a un'emergenza: invertire la rotta riducendo patrimonio e debito, migliorare il rapporto tra qualità e costo dei servizi, valorizzare ove possibile nuove fonti di entrata. A saldi di spesa praticamente invariati, la manovra ha puntato nell'immediato su due linee guida: la riallocazione della spesa verso servizi sociali e manutenzioni, a scapito di costi delle strutture generali e di appalti quali mense e pulizie e l'aumento di tutte le entrate a carico dei cittadini per coprire le spese, oltre a un apprezzabile piano per le affissioni pubblicitarie (Prip) che dovrebbe portare più entrate e maggior decoro. Sono poi allo studio, con effetti attesi prevalentemente per il futuro, interventi quali: la cessione di parte del patrimonio immobiliare; la valorizzazione delle partecipazioni vendendone alcune e recuperando l'economicità di altre; la riattivazione degli investimenti, la riduzione della spesa complessiva. La riallocazione della spesa, così come il Prip, vanno nella direzione del benessere dei cittadini. Non altrettanto può dirsi del rinvio al futuro degli interventi patrimoniali strutturali e delle riduzioni di spesa, e del conseguente ennesimo aumento di tasse e balzelli per coprirla.
Tanti aumenti Scelte rinviate
di Riccardo Tiscini, Ordinario di Economia aziendale Universitas Mercatorum e Luiss