Dopo giorni di «gazzarra», per usare un termine caro al presidente Pietro Grasso, sulle riforme costituzionali il clima a Palazzo Madama si va rasserenandosi. Il primo giorno d’agosto va in archivio con nuove turbolenze in Aula, ma si intravedono segnali d’apertura e dialogo tra governo e maggioranza e dissidenti. L’esecutivo incassa l’approvazione dell’articolo 2, che insieme con l’1, costituisce la spina dorsale della riforma costituzionale: nuovo Senato non elettivo e numero di senatori ridotto a 100: 95 di nomina regionale e 5 di nomina del Presidente della Repubblica. Addio suffragio universale, insomma. Non è ancora fatta, per il governo, ma la svolta arriva. Nonostante le proteste plateali di quanti si oppongono alla riforma del Nazareno: Lega e grillini lasciano l’Aula prima del voto per protestare contro il modus operandi del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. L’accusa: parla solo con Sel, riferendosi al faccia a faccia tra il ministro e il capogruppo di Sel Loredana de Petris che sull’argomento spiega: «C’è stata un’apertura, ma i buoi ormai sono usciti dal recinto». Il governo formulerà una proposta dopo il weekend. A Lega e grillini non va bene e decidono di lasciare l’emiciclo: via dall’Aula e la riforma se la votino da soli, anche se più tardi la Boschi incontra anche il capogruppo della Lega Centinaio, ma le parti restano distanti. Risultato: passa il Senato dei 100 con 194 sì, 26 appena i no, 8 gli astenuti. Adesso la data dell’8 agosto per l’approvazione in prima lettura del ddl costituzionale può essere rispettata. Renzi ne è convito: il via libera «può arrivare la prossima settimana». Talmente soddisfatto, il premier, da aprire alle opposizioni: «Noi siamo disponibili a dialogare con tutti, ma l’Italia deve realizzare le riforme per acquisire credibilità all’estero». L’accordo con i dissidenti prevede l’abbassamento delle firme necessarie per chiedere i referendum e per presentare leggi d’iniziativa popolare; l’eliminazione dell’immunità per i senatori, prevedendola solo per l’attività a Palazzo Madama; modifiche all’Italicum, partendo dall’abbassamento delle soglie di sbarramento e dall’innalzamento di quella per vincere al primo turno. Le frizioni però rimangono. Cento senatori di tutti gli schieramenti - tra i quali Minzolini di FI, de Petris di Sel, Mauro dei Popolari - denunciano «la sistematica violazione dei regolamenti parlamentari», la «conduzione incerta e contraddittoria» dell’Aula da parte di Grasso e le «provocazioni» del premier.
Matteo vince: passa il Senato dei 100
A Palazzo Madama via libera all’articolo 2 della riforma costituzionale, Lega e grillini lasciano l’emiciclo. Il governo apre ai dissidenti LEGGI ANCHE Quando il Parlamento diventa un ring
