Ha costruito un impero con le sue mani. E con le sue scarpe. Poi, Diego Della Valle, è salito sul treno dei desideri. Quella Ntv, Nuovo trasporto viaggiatori, che doveva rappresentare la rivoluzione delle rotaie italiane portando la liberalizzazione che dopo aver investito i cieli toccava anche alla strada ferrata. Non è stato così. L’imprenditore marchigiano anche quest’anno ha dovuto ingoiare il rospo di un altro rosso nel bilancio aziendale. Il 2013 si è chiuso con 77,6 milioni di perdite, quasi la stessa cifra del 2012. Eppure i viaggiatori sono in aumento così come il fatturato. C’è qualcosa che non va si sono detti gli azionisti di Italo nel corso dell’approvazione del bilancio. E infatti secondo le indiscrezioni il colpevole sarebbe stato individuato proprio nelle azioni del governo lontano anni luce da una politica di attenzione al comparto ferroviario. Su questo punto, visto che nessuno ama perdere soldi, tantomeno il patron di Tod’s, si è consumato la fine dell’idillio con Renzi. Già quell’attacco a sangue freddo di Della Valle sulla modifica costituzionale affidata all’ultimo arrivato con il gelato in mano, una chiara allusione al premier e ai suoi modi ritenuti sbrigativi, sa di livore e di risentimento per la poca attenzione dedicata da Palazzo Chigi, all’impegno dell’imprenditore di Casette d’Ete. Sul banco degli accusati la mancanza di azioni per eliminare le disparità con il colosso pubblico, Ferrovie dello Stato, nella gestione delle attività industriali. Non solo. A bruciare, in casa Ntv è anche lo scotto da pagare per il decreto competitività che aumenta il costo della bolletta elettrica per i gestori ferroviari e che peserà sul bilancio di Italo con un aggravio di circa 20 milioni di euro. Insomma un’altra mazzata che mina la redditività dell’impresa. Troppo per non far infuriare l’irascibile Della Valle. Poco avvezzo alla diplomazia quando il segno meno appare sui documenti contabili delle sue imprese. O quando la politica, troppo immobile, rema contro i suoi interesse. Basta ricordare l’attacco plateale a Silvio Berlusconi che lo aveva accusato di essere troppo schierato a sinistra. E ancora l’indice puntato con veemenza contro la gestione troppo romanocentrica delle Generali presiedute da Cesare Geronzi. Ora tocca a Renzi, scaricato in meno di tre mesi. Senza appello. E dire che il giovane presidente del consiglio gli aveva offerto la sua sponda senza indugi almeno nelle iniziali fasi del suo esecutivo . Il più grosso ostacolo sulla corsa di Ntv era infatti l’ex di Ferrovie, Mario Moretti. Era lui il più coriaceo freno all’espansione del business dei nuovi treni rossi. Ebbene con un capolavoro tattico l’ex sindacalista con il pallino dell’Alta velocità ferroviaria è stato fatto accomodare sulla plancia di comando della Finmeccanica. Ostacolo superato per Della Valle. E primo punto a favore. Poi il meccanismo si è inceppato la tegola del decreto competitività non è stata ricomposta ed è partito il fuoco con una reazione scomposta che ha sancito l’inizio delle ostilità con il premier. Che forse per ricomporre e riconquistare il patron delle Tod’s offrirà la sua spalla per consentirgli la conquista del boccone più prelibato. Quel Corriere della Sera che non ha mai accolto il capitano d’impresa con gli onori che lo stesso si attende. Il suo risentimento forse solo allora rientrerà.
Sul treno dei desideri finisce l’idillio tra Matteo e Della Valle
Filippo Calerif.caleri@iltempo.it Ha costruito un impero con le sue mani. E con le sue scarpe. Poi, Diego Della Valle, è salito sul treno dei desideri. Quella Ntv, Nuovo trasporto viaggiatori, che...
