Alla faccia del rilancio del brand. L’Unità - nel seonso di giornale e nel senso di festa - va di traverso al presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico Matteo Renzi. I giornalisti dello storico quotidiano fondato da antonio Gramsi lo accusano infatti di aver fatto «killeraggio», di non aver mosso un dito per salvare la testata, che oggi ssucirà in edicola per l’ultima volta. Per quanto riguarda la Festa dell’Unità in programma a Torino in piazza d’Armi dal 28 agosto al 15 settembre, invece, Renzi ha già fatto sapere agli organizzatori che non sarà presente ad alcun appuntamento. «Per impegni di governo», il premier ha spiegato che non riuscirà a trovare modo e tempo per recarsi alla festa in nessuna delle 19 date in programma. «Insisteremo ancora comunque», spiega quasi rassegnato il presidente del Pd provinciale di Torino Fabrizio Morri. Eppure gli altri membri Dem dell’esecutivo ci saranno quasi tutti: il ministro della Giustizia Andrea Orlando andrà il 5 settembre, la responsabile delle Riforme Maria Elena Boschi il 6, il ministro della Cultura Dario Franceschini il 10 e quello del Lavoro Giuliano Poletti l’11. Davvero curioso. Formalizzando l’adesione del Pd al gruppo dei Socialisti e Democratici a Strasburgo alla vigilia delle elezioni europee, Renzi aveva infatti annunciato la volontà di rilanciare il brand dell’Unità, tanto da cambiare nuovamente nome alla festa del partito. Fu il primo segretario del Pd Walter Veltroni a cambiarne il nome da Festa dell’Unità a Festa Democratica, che quest’anno per volere del premier-segretario e per «rilanciarne il brand» è tornata alla denominazione originale di Festa dell’Unità. Peccato che il rilancio del brand non passi per la presenza del segretario che ha portato il Pd al 40,8%. Eppure quando doveva sfidare Bersani alle primarie, nel 2012 a Bologna, Renzi ci andò eccome. C’è poi il capitolo del giornale. Dal Parlamento si sono levati appelli bipartisan affinché la testata di Gramsci non sparisca. «Come sarà l’Unità? Non cosa è stata e cosa è. Credo che l’ambizione che oggi deve muovere la redazione e tutti quelli che hanno a cuore il destino del giornale, a cominciare dal Pd, sia quella di guardare al futuro, non alla sopravvivenza - scrive proprio Veltroni in un articolo che comparirà oggi su l’Unità nel suo numero di chiusura - Sono convinto che vi sia lo spazio e la necessità di un giornale che innovando riprenda questa storia. Una ricchezza per la sinistra, un luogo di informazione seria, di discussione e di confronto, uno strumento di esplorazione del nuovo. Senza, siamo tutti più poveri».
Matteo dà buca alla Festa democratica
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