Angelino Alfano aveva promesso «un’assemblea vera con voti veri». Sarà, ma alla fine, almeno per quanto riguarda il Lazio, i membri della direzione nazionale del Nuovo Centrodestra sembrano essere stati eletti seguendo le logiche dell’intramontabile manuale Cencelli. E lasciano immaginare che, più che nel segreto delle urne, i vari incarichi siano stati stabiliti a tavolino per non scontentare nessuna delle correnti attualmente presenti nel partito alfaniano. Per rendersene conto basta scorrere la lista dei membri della direzione nazionale pubblicata sul sito di Ncd. Al Lazio ne sono spettati sei, e il primo a comparire nella lista è Lorenzo Lorenzin. Che non è semplicemente un omonimo dell’attuale ministro della Salute Beatrice, bensì proprio suo fratello, di mestiere poliziotto con distaccamento al Senato. È stato lui il più votato dai delegati del Lazio, 46 votanti sui 63 aventi diritto. Si racconta, inoltre, che ora il fratello del ministro stia allacciando una rete di contatti per ottenere la carica di coordinatore provinciale del partito, magari con l’ambizione di entrare in futuro nel Consiglio comunale di Roma. Si vedrà. Per ora basti notare che Lorenzo Lorenzin non è l’unico «parente di» a sedere nella direzione nazionale. C’è chi maligna, ad esempio su Pietro Di Paolantonio. Che è il marito di Barbara Saltamartini, portavoce nazionale, ma riveste comunque il ruolo di consigliere regionale del Lazio, ma è ancora più interessante il caso del sesto della lista, Stefano De Lillo. Che altri non è che l’ex senatore Pdl capostipite della «dinastia» De Lillo. Il fratello Fabio, dopo essere stato assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno, ora siede a sua volta nel Consiglio regionale del Lazio, mentre l’altro fratello Giuseppe era nella lista delle regionali per il 2010 che però alla fine venne esclusa dalla competizione. Intanto, anche nel partito nazionale non vengono meno le tensioni. Il documento che raccoglie le firme di chi auspica un percorso politico comune tra Ncd, Udc, Ppi e Sc continua a raccogliere adesioni. Ma, per una volta, conta più chi non c’è. E tra questi vanno annoverati i deputati Nunzia De Girolamo, Maurizio Lupi, Barbara Saltamartini e Raffaello Vignali. Proprio gli stessi esponenti che preferirebbero riallacciare il dialogo con Forza Italia. La testimonianza, se ce ne fosse bisogno, che l’unità ritrovata all’assemblea di sabato scorso è stata più che altro di facciata. Le divisioni sono pronte a riemergere.
La «parentopoli» della direzione Ncd
Tra i membri eletti nel Lazio spunta il fratello sindacalista della Lorenzin. Lupi, Saltamartini e De Girolamo non firmano per i gruppi con Udc e Ppi
