Dieci milioni di euro: questa la cifra “monstre” che l’ex ministro dell’Economia Domenico Giovanni Siniscalco sarà costretto a risarcire all’Istituto per il credito sportivo. A deciderlo i giudici contabili di Roma che hanno, in parte, accolto la richiesta della procura della Corte dei conti sul danno erariale provocato dalla modifica dello statuto dello stesso “Ics”. Una modifica sostanziale che, disse in sede di requisitoria il sostituto procuratore Ugo Montella rappresenta «un regalo alle banche». È una storia complicata quella che lega l’ex numero uno del Mef, Siniscalco, al Credito sportivo, unica banca pubblica sopravvissuta alle privatizzazioni degli anni ’90: una storia iniziata nel 2005 quando, secondo quanto ricostruito in aula dai giudici contabili, Siniscalco decise, anche contro il parere di alcuni funzionari che avevano redatto note contro le modifiche, di rivoluzionare lo statuto dell’Ics, consentendo così una diversa redistribuzione degli utili ai partner esterni (in questo caso Banca Nazionale del Lavoro, Monte dei Paschi di Siena, Unicredit, Intesa San Paolo, Banco di Sardegna, Dexia Crediop e Assicurazioni generali) che si ritrovarono a intascare somme enormi che venivano così sottratte alle casse dello Stato, cui erano originariamente destinate. «I partecipanti al “capitale” – ricostruiscono i giudici contabili – come definito dal nuovo statuto del 2005, a fronte di conferimenti pari a circa 9,6 milioni di euro (fondo di dazione), hanno percepito nell’arco di 50 anni circa 104,9 milioni di euro di utili, dei quali ben 83,2 milioni, solo nel periodo 2005-2010, e cioè negli ultimi cinque anni e per effetto delle disposte modifiche statutarie; per conto – annotano ancora amaramente i giudici – lo Stato che aveva effettuato conferimenti per circa 507,4 milioni di euro nel fondo patrimoniale, ha maturato complessivamente 2,8 milioni di euro di utili, che sono stati assegnati ad aumento del fondo stesso per previsione statutaria del 2005». Una sperequazione enorme che segna un «accrescimento di circa 16 volte rispetto al periodo pregresso (nei soli anni dal 2005 al 2011 gli utili distribuiti sono stati circa 83 milioni, mentre ammontavano a circa 23 milioni nell’intero periodo dal 1959 al 2004)». Una situazione al limite del surreale che «è andato a violare l’interesse pubblico affidato all’istituto, in quanto ha sottratto rilevanti risorse dalle sue casse per destinarle a quelle dei soggetti partecipanti al capitale» e che consentiva agli stessi partecipanti al capitale (le banche, ndr) «un diritto alle riserve, inesistente nel vigore del vecchio statuto e dal quale rimane escluso lo Stato, consolidando così la sottrazione della gran parte del relativo potenziale ritorno al soggetto che ne aveva determinato l’accrescimento con gli apporti al fondo patrimoniale (lo Stato, ndr)». L’ex titolare del ministero delle Finanze, Siniscalco era stato citato dalla procura contabile che, in sede sosteneva «la sua diretta partecipazione al procedimento di definizione delle modifiche (allo statuto dell’istituto del credito sportivo, ndr) e, anzi, il ruolo preminente che egli avrebbe avuto nella loro adozione, sia nella sua qualità di capo dipartimento del tesoro, che in quella di ministro firmatario, ruolo che egli avrebbe svolto nonostante fosse nella piena consapevolezza degli effetti distorsivi ed illeciti di quanto andava predisponendo».
«Regali alle banche» Siniscalco nei guai
La Corte dei Conti condanna l’ex ministro Dovrà rimborsare l’Ics con 10 milioni di euro
