Almeno cinque milioni di mancati incassi nei tre anni di occupazione del teatro Valle, senza contare tutti gli immobili comunali occupati dai "movimenti per la casa". Sarebbe questa la cifra su cui si sta muovendo la Corte di conti, che ieri ha sentito in audizione il sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino. «Visita di cortesia...» ha commentato il primo cittadino intercettato dai cronisti. Sulla vicenda del Valle la magistratura contabile aveva aperto nelle settimane scorse un’istruttoria per valutare l’eventuale danno erariale nei confronti del Comune di Roma, nelle cui mani - va ricordato - il bene è passato prima del giugno 2011. L’Amministrazione avrebbe dovuto emanare un bando europeo per assegnare la struttura a un nuovo gestore. In quei giorni, però, gli uffici comunali erano presi dal passaggio burocratico da «Comune di Roma» a «Roma Capitale», che costrinse a rinviare numerosi appuntamenti sull’agenda capitolina, tra cui la preparazione del bando del Valle. Una situazione di cui hanno approfittato gli «okkupanti» che lo tengono ormai in ostaggio da 36 mesi. In questo periodo il Comune ha continuato a pagare bollette per quasi 100mila euro all’anno, soldi da sommare ai 5 milioni di mancati incassi. «Nell’arco di una stagione teatrale il Valle riusciva a incassare più di un milione e mezzo di euro, per utili intorno ai 300mila euro, grazie a un cartellone invidiabile». Lo ricorda Salvatore Aricò, che ha guidato il teatro per 16 anni e ne è stato l’ultimo direttore prima del passaggio al Comune di Roma. Ma sul Valle si sta concentrando anche la Procura, dopo la denuncia presentata a marzo da Aricò e da Edoardo Silos Labini, responsabile della Cultura per Forza Italia. Tanto che ormai si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui agosto sarà il mese dello sgomnbero. Cinguettii di nervosismo sono arrivati anche dal foyer "okkupato" dopo l’incontro tra l’assessore capitolino alla Cultura Giovanna Marinelli, il presidente e il direttore del Teatro di Roma, Marino Sinibaldi e Antonio Calbi. «Siamo ufficialmente sotto sgombero, e ora?», hanno commentato gli occupanti su twitter riportando anche un post con le parole della Marinelli: «Abbiamo l’esigenza di rilevare il Valle e riconsegnarlo alla Soprintendenza di Stato». Poi la Marinelli ha sottolinato «come l’affidamento del Valle al Teatro di Roma possa garantirne una gestione pubblica sventando ogni passata ipotesi di privatizzazione». Ma anche di «valorizzare il lavoro svolto dagli occupanti assicurando l’avvio di un progetto condiviso che salvaguardi i risultati raggiunti e l’esperienza di teatro partecipato». Immediata, sui social network, la reazione degli occupanti, che pur apprezzando l’apertura dell’assessorato, hanno ribadito: «Su una cosa non possiamo cedere: uscire dal Valle». Così come a niente sarebbe servita la rassicurazione del Campidoglio: «Nessuno vuole mandarvi le forze dell’ordine». Gli occupanti, come del resto i "compagni" dei "movimenti per la Casa", non hanno certo intenzione di andarsene. Basta guardare il grafico qui sotto per averne un’idea. Alcune okkupazioni vanno avanti dagli anni ’90.
Valle okkupato. Perdite per 5 milioni
La Corte dei conti sente Marino. I pm pronti a liberare il teatro. L’assessore Marinelli incontra gli occupanti. Risposta: «Non ce ne andiamo»
