Nella lettera inviata ieri ai senatori della maggioranza, Matteo Renzi aveva inchiodato i suoi alle responsabilità sulle riforme istituzionali e, secondo la sua narrazione, sulle sorti stesse del Paese. “Dalla vostra capacità di tenuta dipende molto del futuro dell’Italia” aveva scritto il premier. Un modo per tenere alta la pressione, ricordare ai frondisti che lui andrà avanti a ogni costo. Un messaggio arrivato dritto al leader dei dissidenti democratici, Vannino Chiti, già firmatario di un disegno di riforma alternativo a quello del governo sulla composizione e le funzioni del nuovo Senato, che sembra oggi fare un passo in avanti verso il premier, arretrando dalle barricate del “no” alla riforma Boschi. Chiti chiede che si voti a settembre, in lieve ritardo rispetto alla tabella di marcia renziana che prevede la chiusura del voto prima della pausa estiva, proponendo un netto taglio degli emendamenti al testo di riforma. Sono 7.800, moltissimi presentati da Sel. Nichi Vendola, in un'intervista al Corriere della Sera, ha detto di essere disponibile a un'interlocuzione, però, ha specificato, “il governo deve chiarirci su quali aspetti questo confronto può effettivamente avvenire”. E per ora si oppone alla proposta di Chiti. A Sel interessa un confronto ulteriore sui contenuti "alti" della riforma, non un semplice rinvio del voto con l'obbligo di ritirare le proposte di modifica. Con la Lega e i 5 Stelle, fa muro. Le opposizioni non accettano la proposta di Chiti, rispetto alla quale, invece, è arrivato il sì dal resto del Pd, da Forza Italia e il Nuovo Centrodestra. Ok anche da Gal, Popolari per l'Italia e Scelta Civica. Una posizione comune tra i partiti della composita maggioranza "costituente" che vorrebbe facilitare il percorso di riforme, ma che si scontra con l'opposizione delle altre forze in campo. Il quadro è complesso. Luigi Zanda, capo dei senatori dem, continua a fare la voce grossa e ricorda che “non ci sono le condizioni per una mediazione” se le opposizioni non accettano di ritirare la mole elefantica di emendamenti che hanno presentato. Sul ddl Boschi si può andare allo scontro finale. Ma è più probabile una revisione del calendario dei lavori, anche perché lo stesso governo sarebbe favorevole a un rinvio sull'ok finale, a patto che vi sia il ritiro della gran parte degli emendamenti giudicati ostruzionistici. Il ministro Boschi, mettendo in guardia la minoranza dal fare ricatti, ha dato il suo ok al piano Chiti. Zanda ha specificato che per la realizzazione della proposta, però, la decisione sugli emendamenti deve arrivare entro l'8 agosto, così come il voto sui singoli articoli, rimandando a settembre, eventualmente, il solo voto finale sul ddl. Sono state la Lega e Sel a chiedere la convocazione della conferenza dei capigruppo per discutere del calendario, indetta dal presidente Grasso. La riunione appare non facile, e non sarà breve. I vertici della maggioranza si sono incontrati negli uffici del gruppo Pd, presente anche la Boschi. “Non chiedo di rinunciare alle proprie convinzioni, ma per non disperdersi in migliaia di emendamenti”, ha spiegato Chiti, occorre “concentrare il tempo a disposizione prima della pausa estiva dell'8 agosto per illustrare sulla base di alcuni emendamenti fondamentali le posizioni, motivarle e avere risposte dai relatori e dal governo”. Poi “votare gli emendamenti mantenuti come fondamentali, alcune decine, e gli articoli della legge di riforma”. Infine, “svolgere nella prima settimana di settembre le dichiarazioni finali e la votazione conclusiva”. L'idea è quella di non arrivare con l'acqua alla gola ad un appuntamento istituzionale fondamentale, di non affannarsi a decidere su un testo sul quale gravano migliaia di proposte di modifica solo per avere un voto prima della pausa estiva. Chiti chiede tempo, ponderazione, e cerca di evitare lo strappo su una decisione che potrebbe raggiungere maggiori livelli di condivisione. Il governo avrebbe anche aperto sul referendum confermativo, per dare la possibilità ai cittadini di esprimersi sul nuovo Senato una volta che la riforma sarà approvata. Grillo è spiazzato. La battaglia del “mandiamoli a casa” non è più nelle sue mani. Insiste sul fatto che questa riforma creerà un parlamento di nominati, e per questo dà battaglia. Parlando di un “colpo di Stato”, minaccia la fuoriuscita dei 5 Stelle dal Palazzo, e ha indetto un referendum online sul "Parlamento in piazza". Forza Italia ribadisce che l'accordo deve essere ampio e comune. E che il patto del Nazareno non si tocca.
Senato, Chiti tenta la mediazione: taglio degli emendamenti e rinvio a settembre
La maggioranza accoglie la proposta. "No" da Lega, 5 Stelle e Sel. Grasso convoca la capigruppo per discutere del calendario. Boschi: "Ok, ma niente ricatti"
